Cotignola

Cotignola

Cotignola è un comune della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna. Conta 7 496 abitanti. Fa parte della zona nord della pianura alluvionale del territorio ravennate.

Le origini di Cotignola risalgono al X secolo dC. Durante il periodo medievale fu dominata da diversi feudatari locali. Dal 1450 la contea di Cotignola rientrò nei possedimenti del Ducato di Milano poiché proprio a Cotignola nacque la dinastia degli Sforza. Lo status di città venne concesso a Cotignola dagli Sforza nel 1494.
Prima dell’Unità d’Italia fece anche parte dei possedimenti del Ducato estense di Ferrara e dello Stato della Chiesa.

Durante la seconda guerra mondiale, a causa della vicinanza al fiume Senio su cui si fermò il fronte nell’inverno del 1944, Cotignola fu ripetutamente bombardata dagli alleati e quasi interamente distrutta.

Il Comune di Cotignola è stato insignito dallo Stato italiano con la Medaglia d’argento al valore civile con la seguente motivazione: “Rimasto isolato fra i due fronti, pur gravemente provato da bombardamenti aerei e terrestri, resistette impavido alle dure sofferenze, subendo la perdita di molti dei suoi figli migliori e la distruzione di beni ed edifici”.

La sua popolazione si distinse, inoltre, per l’opera di solidarietà che offrì coralmente a numerosi ebrei in fuga.

Fra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 giunsero a Cotignola (RA) numerosi ebrei in fuga dalle persecuzioni razziali. Tutti si salveranno dallo sterminio grazie ad un sistema di protezione unico nel panorama italiano, che si resse su una cooperazione di semplici cittadini e istituzioni comunali.

Vittorio Zanzi, commissario prefettizio del Comune pur senza la tessera fascista, procurava i documenti falsi agli sfollati che indirizzava poi presso famiglie si facevano carico ciascuna di una diversa tipologia di bisognosi: politici, religiosi, razziali. 

I primi ad arrivare furono i 7 ebrei torinesi, il cui capofamiglia, Guido Ottolenghi, dopo l’8 settembre 1943 era ricercato come capo partigiano, che erano sfollati a Marina di Ravenna. Dovendo scappare dopo che i tedeschi perquisirono la loro casa in cerca di armi, si rifugiarono a Cotignola, in casa di Luigi Varoli, pittore e scultore e sua moglie Anna. Dopo essere stati tutti lì per circa 15 giorni, essi si trasferiscono nelle case di Mario Tampieri (AdaValabrega, moglie di Guido, con i 3 figli Emilio, Luisella, Emma e la domestica “ariana”, Marì) e Andrea Drei (Augusta Valabrega e il figlio Aldo Muggia, studente liceale). Guido Ottolenghi restò invece in casa Varoli, per non mettere a rischio la famiglia, volendo egli proseguire nelle sue attività clandestine antifasciste.

Quando, nonostante la protezione che il paese offriva loro, capiscono che restare era diventato troppo rischioso, essi organizzano una fuga verso Firenze e poi da lì a Roma, oramai prossima alla liberazione.

A Cotignola era pure giunto Marco Oppenheim con moglie e figlia. Aiuto Primario di Medicina interna al S.Orsola di Bologna, era stato radiato in seguito alle leggi razziste del 1938 e per questo emigrato a Parigi. Rientrato in Italia nel 1943 dapprima a Trieste (sua città natale), poi a Bologna, infine a Cotignola presso Giuseppe Liverani. Vi resta per una quindicina di giorni prima di essere trasferito, dal solito Zanzi, a Budrio, accolti nella canonica di don Antonio Costa, dove attesero il passaggio del fronte protetti dal silenzio e dalla solidarietà di un’intera comunità e svolgendo per essa opera di assistenza gratuita e pericolosa per i feriti nei bombardamenti e i malati.

I fratelli Giuseppe ed Ettore Lopes Pegna, accompagnati dall’anziano padre prof. Ubaldo, giungono a Cotignola con delle bici il 10/12/1943 provenienti da Calunga di S. Lazzaro di Savena divenuta per loro insicura. Il padre docente di filosofia e pedagogia alle Magistrali era stato espulso dalla Scuola e così i figli come alunni; la casa di Bologna sequestrata.

Alloggiati da Francesco Gallina in una squallida stanza vicina alla piazza di Cotignola, vi restano una settimana, durante la quale ricevono aiuti da Gallina e vengono provvisti di nuovi documenti d’identità da Vittorio Zanzi.

Il prof. Renato Pirani, noto ginecologo di Bologna, assieme alla moglie e alla figlia Emma nell’inverno 1943/1944 giunge in casa Varoli; si trasferiranno poi nella canonica di San Severo di Serraglio da Don Domenico Bucchi, dove trascorreranno 3 mesi, fino all’aprile 1944, prima di fuggire altrove, coi documenti forniti da Zanzi.

Il prof. Attalo Muggia, celebre tisiologo di Bologna, proprietario della clinica Villa Bianca per malattie polmonari, è in contatto con il commerciante di Cotignola Sante Medri, che lo invita a rifugiarsi con la famiglia in paese.

Il professore non vuole abbandonare i pazienti, ma, pochi giorni dopo, viene prelevato dalle SS mentre sta operando e da allora scompare. Allarmati, i parenti lasciano tutto e fuggono verso Cotignola.

Il figlio, dott. Giorgio Muggia, che esercita la stessa specialità del padre, è ospite, con la moglie e il figlio Marco, presso la famiglia Cassani di Massalombarda, mentre il cognato Gino Bonfiglioli, è ospitato, insieme alla famiglia in casa di Sante Medri.

Il dott. Giorgio Muggia fa la spola da Massalombarda a Cotignola con una vecchia bicicletta per visitare i malati ai polmoni. La signora Olga Medri si incarica di visitare la moglie di Gino Bonfiglioli ricoverata in clinica a Faenza.

Forniti da Zanzi di nuovi documenti di identità ed annonari, fuggono poi a Modena.

Autunno 1943: Clara e Peppino Zuckermann, con le loro 2 bambine, da Bologna trovano ospitalità presso Michele Montanari di Barbiano, contattato da Zanzi.

Novembre 1943: il prof. Ernesto De Martino, famoso etnologo di Napoli, sua moglie ebrea Anna Macchioro e le sue due figlie vengono alloggiati in paese.

Qui era già scampato il fratello della signora, prof. Lello Macchioro, sistemato in casa delle sorelle Amadei poi presso l’insegnante Giovanni Randi.

Anche queste persone, fornite di nuovi documenti, si rifugiano poi nel ferrarese.

Vittorio Emanuele Sacerdote di Genova, sposato con una parente di Vittorio Zanzi, soccombe per grave malattia a 78 anni dopo essere stato alloggiato presso la casa sfitta di Antonio Melandri.

Luisa del Vecchio dalle colline del modenese dal novembre del ’43 scrive ai familiari di Lugo di essere sfornita di documenti; in Maggio, un certo Galamini, in bicicletta da Lugo, porta alla signora una lettera di risposta dalla sorella e una falsa carta di identità rilasciata dal comune di Cotignola.

In bicicletta, con Galamini, ripara a Lugo ed è attesa a Cotignola. Però il rifugio viene scoperto e viene pregata di distruggere il documento compromettente.

Oggi i nomi di Luigi Varoli con la moglie Anna e di Vittorio Zanzi con la moglie Serafina sono incisi in una stele nella Valle dei Giusti del Museo Yad Vashem a Gerusalemme a ricordo del conferimento del titolo di Giusti fra le nazioni avvenuto post mortem nel 2002.

A Cotignola, invece, c’è un parco dove sono piantati alberi dedicati ai salvati.

Questo è un elenco delle famiglie che si prestarono all’aiuto degli ebrei sfollati e ricercati:

  • Amadei
  • Chiarini
  • Drei
  • Gallina
  • Liverani
  • Medri
  • Melandri
  • Randi
  • Tampieri
  • Varoli
  • Venturini
  • Zanzi
  • Don Antonio Costa
  • Don Stefano Casadio
  • Don Domenico Bucchi