L'occupazione tedesca

Come è noto l'annuncio dell'armistizio l'8 settembre 1943 generò una situazione di caos per mancanza di ordini chiari all'esercito, alle autorità civili e alla popolazione.

Il Comando territoriale di Bologna e quelli sottoposti di Forlì, Cesena e Rimini, privi di ordini, affrontarono l'8 settembre 1943 con le stesse modalità con cui avevano affrontato il 25 luglio 1943, quando Mussolini era stato arrestato e gli italiani avevano inscenato grandi manifestazioni di giubilo. Come allora la loro preoccupazione principale fu quella di "mantenere l'ordine", di tenere la popolazione lontana dalle piazze e chiusa in casa.

Agli antifascisti e ai cittadini che chiedevano armi per affiancare l'esercito risposero di essere pronti a puntare le mitragliatrici se non si fossero dispersi.

La burocrazia, fin dall'Unità d'Italia, era abituata a considerare l'intervento della popolazione nella vita pubblica come un pericolo, un flagello da evitare ad ogni costo.

Continuità dello Stato, esclusione della popolazione e mantenimento dell'ordine ad ogni costo furono le linee guida dell'azione delle autorità, e ottennero come risultato che il Comando Territoriale di Bologna fu arrestato già nella giornata del 9 settembre, mentre nei giorni successivi l'esercito si sfaldò e i militari, compresi i più alti in grado, tornarono alle loro case o furono fatti prigionieri e rinchiusi nei lager in Germania.

Nelle province romagnole l'occupazione tedesca non trovò ostacoli. A Forlì, il Prefetto Florindo Giammichele si mise a disposizione degli occupanti, così come la burocrazia statale e quella delle associazioni economiche e di categoria.

Il Capo della provincia

Il 27 settembre, a Rocca delle Caminate, si riunì il Consiglio dei ministri della neonata Repubblica sociale italiana (nome che assumerà ufficialmente nel novembre 1943) e decise che il Prefetto, il cui nome veniva modificato in "Capo della provincia", fosse la massima autorità alla quale erano sottoposti tanto la burocrazia che il Partito fascista repubblicano.

Un'autorità nominale più che sostanziale. L'occupazione tedesca espresse un'Amministrazione militare che aveva suoi Comandi sul territorio. Quello cui era sottoposto Forlì, denominato Militarkommandantur 1006, aveva sede a Ferrara ed aveva installato i suoi uffici in Prefettura per controllarne l'attività e per far sì che le esigenze dell'esercito tedesco fossero affrontate come primarie.

Il ruolo dei Capi della provincia fu spesso quello di far conoscere alla popolazione italiana quanto stabilito dall'esercito occupante, con una quotidiana affissione di ordinanze, decreti, disposizioni, avvisi, comunicati, annunci.

La renitenza alla leva

Ai primi di novembre il ministro della Difesa della Repubblica sociale italiana (Rsi), generale Graziani, emanò i bandi che chiamavano alle armi i giovani delle classi 1923, 1924 e parte del 1925. Quello che poi verrà chiamato "bando Graziani" prevedeva minacce, non solo per coloro che non si fossero presentati alla chiamata di leva, ma anche per i loro genitori. «In caso di mancata presentazione dei militari soggetti alla predetta chiamata, oltre alle pene stabilite dalle vigenti disposizioni del codice militare di guerra, saranno presi immediati provvedimenti anche a carico dei capi famiglia». Nonostante le minacce e il vile ricatto molti giovani non si presentarono.

Gli appelli per il reclutamento nell'esercito della Repubblica sociale italiana furono estesi anche ai militari rinchiusi dall'8 settembre 1943 nei campi di prigionia della Germania, dove spesso le condizioni di vita venivano rese ulteriormente difficili per spingere gli ex militari nelle fila della Rsi. Quasi il 90% rifiutò l'arruolamento e rimase all'interno dei campi.

Di fronte alla disobbedienza sia dei giovani in servizio nell'esercito l'8 settembre 1943 sia dei nuovi richiamati, il fascismo decise di passare alle maniere forti. Il 18 febbraio 1944 Mussolini decretò la pena di morte per tutti coloro che, in obbligo di leva, non si fossero presentati entro quindici giorni. I giovani si trovarono nella necessità di decidere se arruolarsi nell'esercito della Rsi o rischiare la fucilazione nascondendosi o arruolandosi nell'esercito partigiano.

Ai primi di marzo, in varie città italiane, iniziarono le esecuzioni di giovani renitenti alla leva. Il 22 marzo fu la volta di Firenze con la fucilazione di cinque renitenti alla leva; due giorni dopo, venerdì 24 marzo, quella di Forlì con la condanna a morte, da parte di un improvvisato tribunale militare dei renitenti Dino Degli Esposti, Tonino Degli Esposti, Agostino Lotti, Massimo Fantini, Giovanni Valgiusti. Furono immediatamente fucilati nella Caserma Ferdinando di Savoia di via Ripa, in pieno centro a Forlì. Lunedì 27 marzo le maestranze delle fabbriche, prevalentemente donne, scesero in sciopero per protestare contro le fucilazioni e si recarono alla Caserma per salvare la vita di altri nove giovani renitenti minacciati della stessa sorte. Agli scioperanti si unirono le numerose donne e i contadini presenti in città per il tradizionale mercato del lunedì. Una fiumana umana, secondo le cronache apparse sui giornali clandestini del tempo, raggiunse la caserma. Lo sciopero durò due giorni e si concluse con l'accoglimento delle richieste operaie.

Già in febbraio gli operai e soprattutto le operaie del forlivese erano scesi in sciopero per rivendicazioni economiche e per salvare la vita di dieci ostaggi. In entrambe le occasioni a fianco delle operaie scesero in agitazione altre categorie femminili solitamente assenti dalla lotta politica e sociale: casalinghe, commesse, artigiane, contadine. Ed è proprio la scesa in campo delle donne che segnò l'apertura di un nuovo capitolo nella vicenda sociale e militare della guerra di liberazione del forlivese, saldando strettamente mobilitazione popolare e lotta partigiana. Dopo gli scioperi operai e le manifestazioni popolari di febbraio e marzo i Gap (Gruppi azione patriottica), da piccoli nuclei operanti in città spostarono la loro azione nelle campagne e assunsero dimensioni molto più ampie, fino a divenire un esercito come in montagna articolato in distaccamenti, battaglioni e brigate.

Il rastrellamento d'aprile

I bandi che stabilivano la pena di morte per renitenti alla leva e disertori ebbero come effetto di far affluire molti giovani nelle brigate partigiane per sottrarsi al pericolo dell’arresto, della deportazione o della fucilazione. Il numero dei partigiani salì da 218 di inizio febbraio a oltre 1.000; i partigiani furono inquadrati in tre brigate di circa 280 uomini e in un gruppo di comando di 100 uomini. La situazione delle “bande partigiane” nell’Appennino romagnolo e nelle confinanti province di Pesaro e Arezzo era fonte di crescente preoccupazione per le competenti autorità italiane che, impotenti ad affrontarla con le forze a disposizione, sin dal gennaio 1944, richiedevano insistentemente ai vertici politici e militari un grande rastrellamento da condursi in collaborazione con l’esercito tedesco. Le caserme della Gnr e i reparti di polizia infatti non erano in grado di sviluppare un’azione offensiva contro il movimento partigiano ma si trovavano nella condizione di dover difendere la loro presenza sul territorio. Anche il controspionaggio (Ic) del Comando di corpo d'armata Gruppe Witthöft, responsabile per la difesa della costa adriatica, rilevava nel suo rapporto mensile di febbraio il continuo rafforzamento delle “bande” nella zona sud di Forlì, Galeata, Santa Sofia, Monte Falterona; era prevista entro breve l’acquisizione di una capacità offensiva in grado di colpire importanti obiettivi militari e pregiudicare la sicurezza dei passi appenninici.

Con l’arrivo della primavera le operazioni militari al fronte attestato sulla Linea Gustav si sarebbero intensificate e la presenza di formazioni partigiane dotate di capacità offensiva avrebbe costituito una seria minaccia per la Wehrmacht. Il 73° corpo d'armata Gruppe Witthöft, responsabile della difesa delle coste adriatiche da Ancona al Friuli e del presidio di un ampio territorio che comprendeva parte delle Marche, la Romagna, parte del Veneto e la zona d’operazioni delle Prealpi, nel mese di marzo preparò il piano per una grande operazione di annientamento delle bande della “zona di Bagno di Romagna e Foresta di Campigna”. Era di importanza strategica per il Comando della Wehrmacht in Italia dare sicurezza al retroterra in caso di sbarco, permettere l’esecuzione dei lavori sulla Linea Gotica e garantire il traffico dei passi appenninici di vitale importanza per le vie di rifornimento e di ritirata delle truppe al fronte.

Proficua si era dimostrata la collaborazione della Guardia del duce di stanza alla Rocca delle Caminate che con le torture aveva estorto preziose informazioni ad antifascisti e partigiani.

Il 6 aprile 1944 prese avvio "il grande rastrellamento" con l'obiettivo di liberare l'area e le vie di comunicazione dell'alto Appennino dalla presenza dei partigiani dell'8ª brigata Garibaldi "Romagna". Il primo scontro di particolare rilievo avvenne a Calanco, nei pressi di Fragheto. Dopo tre ore di combattimento i tedeschi lasciarono sul terreno diversi morti e feriti mentre i reparti partigiani contavano 4 morti e due feriti a cui si aggiunsero sei partigiani fucilati dai reparti tedeschi immediatamente dopo la battaglia. Dopo lo scontro con i partigiani un plotone tedesco si recò a Fragheto, incendiò le abitazioni e uccise trenta civili.

il 12 aprile partì la seconda e più massiccia fase del rastrellamento. Truppe fasciste e tedesche dalla Romagna e la divisione Hermann Göring dalla Toscana, della forza di cinquemila uomini, rastrellarono la zona compresa nel quadrilatero Premilcuore, Pennabilli, Borgo San Sepolcro, Consuma. Tra i vari scontri che avvennero, un posto di primo piano spetta alla battaglia di Biserno, località montana in comune di Santa Sofia.

Un cippo nel luogo della battaglia ricorda l’intera squadra di dodici uomini comandata da Amos Calderoni e Terzo Lori che si sacrificò per permettere al grosso delle formazioni di ritirarsi verso San Paolo in Alpe e la foresta della Lama. (Oltre ai due comandanti perirono a Biserno Domenico Camillini, Lino Fattini, Francesco Versari, Flavio Foschi, Vittorio Tesei, Angelo Mannucci, Rolando Murras, Mario Tosi e due rimasti ignoti). I rastrellatori non penetrarono nella foresta ma la fecero bombardare. Rotta la resistenza sul crinale di Biserno in poche ore le truppe tedesche giunsero a san Paolo in Alpe e vi bruciarono la chiesa, le tre case e la cappella del cimitero che custodiva l’esplosivo aviolanciato dagli Alleati l’8 aprile.

Le azioni di rastrellamento erano contemporanee e coordinate a quelle che stavano prendendo avvio nel versante toscano dell’Appennino. Diverso fu il comportamento verso la popolazione civile della Hermann Göring operante nel versante toscano e quelle operanti nel versante forlivese dell'Appennino. Nel primo caso le operazioni militari furono rivolte contro la popolazione civile con numerose stragi: Vaglia e Vicchio (16 civili), Partina (29 civili), Moggiona (19 civili), ma la devastazione su vasta scala fu portata a Vallucciole ove si contarono 108 morti. Complessivamente furono oltre 200 i civili uccisi nel corso del rastrellamento. Nel versante forlivese non vi furono stragi di civili. Furono invece numerose le stragi di giovani partigiani catturati disarmati; la penuria di armi e ancor più di munizioni, aveva fatto si che metà dei mille giovani partigiani non avessero avuto in dotazione alcuna arma. Una ricerca dell'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea ha censito 123 partigiani morti nel corso del rastrellamento.

La costruzione della Linea Gotica nell'Alta Romagna

La progettazione della Linea Gotica iniziò fin dall'ottobre 1943. Già il 23 ottobre 1943, una squadra di partigiani guidati da Enrico Ferro, nell'albergo Alta Romagna di Santa Sofia, uccise un ufficiale tedesco e gli sequestrò una cartella con documenti riguardanti la Linea Gotica. I documenti furono fatti poi pervenire dall'avvocato Virgilio Neri ai servizi segreti alleati in Svizzera. Ma fu solo dopo il "grande rastrellamento d'aprile" che i lavori furono fortemente incrementati. Per costruire il complesso di fortificazioni nel crinale tosco romagnolo denominato Linea Gotica furono impiegati migliaia di civili, teoricamente volontari, spesso obbligati o appositamente rastrellati. I partigiani dell'8ª brigata Garibaldi che si erano riorganizzati nei mesi di maggio e giugno, sabotarono i lavori della Gotica con azioni dinamitarde, minacciando le vie di comunicazione, aggredendo le guardie di servizio ai lavori e permettendo ai lavoratori di fuggire. Per mettere in sicurezza i lavori della Linea Gotica, nel mese di giugno giunsero in provincia di Forlì battaglioni specializzati nella repressione antipartigiana: il 4° battaglione di volontari della polizia italo - tedesca, che si insediò a San Piero, Sarsina e Sant'Agata Feltria; il 3° battaglione delle SS italiane stanziato a Santa Sofia; il battaglione IX Settembre acquartierato a Castrocaro. Questi battaglioni erano comandati da ufficiali tedeschi mentre sottufficiali e soldati di truppa erano italiani. Queste truppe si aggiungevano a quelle presenti da tempo sul territorio: il reggimento di SS tedesche e la Guardia del Duce stanziate a Meldola, il battaglione Venezia Giulia a Cesena, le Brigate nere in via di formazione. Tutte queste truppe erano a disposizione del Comando anti-bande stanziato a Castrocaro e del distaccamento del Sicherheitsdienst di Forlì, il vero cervello della repressione antipartigiana. Migliaia di uomini addetti alla repressione antipartigiana che svilupparono una vera e propria guerra ai civili per stroncare la solidarietà dimostrata verso i partigiani, i renitenti, verso gli ex prigionieri alleati e slavi, cioè verso coloro che erano perseguitati dall'occupante tedesco e da un governo illegittimo.

La guerra totale

La seconda guerra mondiale ha prodotto un numero di vittime civili superiore a quelle prodotte dai combattimenti sui vari fronti militari.

Effetti quanto mai significativi della guerra moderna: il venir meno della separazione fra guerra guerreggiata e fronte interno.

La guerra non è più "esperienza" e "vissuto" dei soli militari. Anzi, le forme più dirette e brutali di essa vengono subite dalla popolazioni civili delle città, delle campagne ed anche dei più sperduti villaggi con l'occupazione straniera, i bombardamenti, le operazioni di pulizia etnica, razziale, ideologica, le rappresaglie.

La recente storiografia, per comprendere l'esperienza collettiva delle popolazioni nel corso della seconda guerra mondiale, ha impiegato la definizione di "guerra totale" poichè la violenza penetrò nei territori con l'occupazione degli eserciti sconvolgendo tutte le forme di vita delle popolazioni dalla produzione alla circolazione, dal consumo alle tradizioni fino agli affetti famigliari colpiti o spezzati.

Le leggi di guerra tedesche

L'occupazione tedesca e il governo fascista dei territori si espresse in Romagna anche con l'emissione quasi quotidiana di ordinanze, decreti, avvisi, bandi, ingiunzioni, affissi quotidianamente sui muri delle città, delle frazioni e dei villaggi per imporre le leggi di guerra tedesche e regolare tutti gli aspetti pubblici e privati della vita quotidiana della popolazione: il lavoro, il taglio delle siepi, la conservazione dei documenti personali.

Le leggi di guerra tedesche vietavano qualsiasi comportamento lesivo non solo della integrità fisica ma anche di quella ideologica e morale delle truppe tedesche punendo con la morte per fucilazione o impiccagione i trasgressori.

La fame

Gli approvvigionamenti alimentari e di materie prime furono il problema principale durante tutto il conflitto. Già dai primi anni di guerra vi furono brusche riduzioni delle importazioni e di produzione dei beni di largo consumo. Nel gennaio 1940 fu introdotta la carta annonaria, unico strumento - insieme al mercato nero - attraverso cui procurarsi beni alimentari. Il razionamento investì progressivamente diverse categorie di generi alimentari, come mostrano numerosi manifesti degli Uffici di Razionamento dei Comuni.

Con l'occupazione tedesca del territorio, poichè le truppe occupanti dovevano rifornirsi traendo quanto necessario dall'economia locale, tutto divenne oggetto di contesa fra esercito e popolazione. La casa, la bicicletta, il vestiario, le sementi, il bestiame tutto poteva essere requisito e sottratto, tutto doveva essere occultato, nascosto e difeso.

Nella provincia di Forlì-Cesena nel 1944 vi furono numerosi scioperi operai, momenti di autentica sollevazione antifascista indice di profondo disagio economico e sociale. La disoccupazione, i salari insufficienti, le faticose condizioni di lavoro, la difficoltà nel reperire beni di prima necessità rendevano la vita quotidiana un continuo sforzo per la sopravvivenza.

Nella grave situazione di penuria alimentare furono soprattutto le donne ad occuparsi di soddisfare i bisogni quotidiani e ad essere il pilastro di una vita familiare caratterizzata dalla frequente assenza degli uomini, lontani o nascosti per timore dei rastrellamenti.

In una quotidianità completamente sconvolta nelle sue regole e nei suoi ritmi da allarmi aerei, bombardamenti, corse nei rifugi, sfollamenti, e contrassegnata dall'assenza degli uomini (lontani oppure nascosti per timore dei rastrellamenti) l'intraprendenza e la flessibilità femminili diventarono il pilastro di una vita familiare che andava riorganizzata ogni giorno nella precarietà e nel pericolo strappando alla distribuzione e al mercato nero qualcosa per sopravvivere ed escogitando sistemi nuovi di reperimento e di manipolazione del cibo. Ed è nella quotidianità completamente sconvolta dalla guerra che le donne subirono tutte le forme di violenza della guerra: i lutti, le distruzioni, l'occupazione della casa, fino alle forme più odiose della violenza, quella sessuale, di cui furono protagonisti soldati dell'esercito occupante come di quello dei liberatori.

Le formazioni partigiane

In Romagna, nel Casentinese, come nel resto del Paese, nelle giornate immediatamente successive l’8 settembre 1943, i partiti antifascisti costituirono i Comitati di Liberazione Nazionale e crearono le prime formazioni partigiane.

Quelle che assunsero un ruolo di primo piano per dimensione e dinamismo furono l’8ª brigata Garibaldi “Romagna” nel Forlivese, il battaglione Corbari nella Valle del Tramazzo, le brigate 23ª Pio Borri e la 24ª Garibaldi in Casentino e nella provincia di Arezzo, la 36ª brigata Bianconcini nell’alto imolese.

In pianura e nelle città operarono nel forlivese la 29ª brigata Gap (Gruppi azione patriottica) “Gastone Sozzi” e nel ravennate la 28ª brigata Garibaldi “Mario Gordini”. Nelle colline del cesenate fu attivo il gruppo “Giuseppe Mazzini”.

In una situazione di forte presenza tedesca, in una zona ritenuta strategica per l’intero schieramento militare germanico, dopo il "grande rastrellamento d'aprile", si riorganizzarono e combatterono dal maggio 1944 l’8ª brigata Garibaldi “Romagna” e le formazioni del Casentinese inquadrate nella 23ª brigata Garibaldi Pio Borri, e nella 24ª Gruppi esterni. Queste formazioni raggiunsero una forte consistenza numerica e una non trascurabile valenza militare e riuscirono a precedere le stesse truppe alleate nella Liberazione di Arezzo il 16 luglio 1944, e di numerosi comuni della Valle del Bidente nell'ottobre 1944.

Nel giugno e luglio 1944 la divisione Hermann Göring, che in aprile era stata protagonista della strategia terrorizzante, nella sua ritirata attuò una nuova inaudita guerra ai civili. Il 29 giugno a Civitella Val di Chiana, San Pancrazio e Cornia uccise 203 persone, altrettante furono le donne, i bambini e gli uomini uccisi il 4 luglio a Castelnuovo dei Sabbioni e Meleto. Altre stragi si ebbero a San Polo, Montemignaio, La Speranza nei pressi di Anghiari, a Villa Grotta nei pressi di San Giustino, a Valdarno, Mulinaccio, Campitello di Bucine, Barda, Badicroce, Le Matole.

Dopo i duri e sanguinosi combattimenti d’aprile l’8ª brigata si riorganizzò con nuovi criteri. Il territorio fu diviso in due ampie zone in ciascuna delle quali operarono due battaglioni con autonomia decisionale per gli aspetti logistici e militari. Il Comando fissò la propria sede a Pieve di Rivoschio. L’insieme dei provvedimenti diede all’8ª brigata una forte capacità militare. Gli effettivi crebbero da 150 nel mese di maggio ad oltre 600 in luglio. La verifica dell’efficienza delle formazioni militari e dei legami con la popolazione si ebbe nel corso dei numerosi rastrellamenti che si susseguirono nei mesi di luglio, agosto e settembre. Nonostante l’impiego massiccio di truppe anche provenienti dal vicino teatro di guerra, i rastrellamenti non riuscirono a disgregare la brigata, né a spezzare – nonostante i numerosi ed efferati eccidi attuati per rappresaglia – il legame con la popolazione. Suddivisi in distaccamenti di 33 uomini a loro volta ripartiti in squadre di 11, i partigiani vivevano acquartierati nelle case dei contadini spostandosi frequentemente per non mettere in pericolo le famiglie ospitanti. Le staffette garantivano il collegamento tra le case in cui si trovavano le squadre dei partigiani, tra i distaccamenti, posti a notevole distanza l’uno dall’altro ma sempre in stretto contatto, tra i distaccamenti e il Comando di battaglione, di zona e di brigata, localizzato a Pieve di Rivoschio.

Nel mese di agosto le truppe alleate si trovarono a ridosso della Linea Gotica, pronte a sferrare l’offensiva. Nella provincia di Forlì l’attacco fu portato dall’8ª Armata britannica, che era composta di cinque divisioni del 5° corpo d'armata britannico, due divisioni canadesi, due divisioni polacche e una divisione indiana.

Sulla Linea Gotica, in posizione difensiva, era schierato l’esercito tedesco con le truppe del 51° corpo d'armata di montagna e nella media collina e in pianura il 76° corpo d'armata corazzato.

Il 25 agosto cominciò l’azione alleata per sfondare la “Gotica” nella zona adriatica, fra Pesaro e Cattolica. Il 1° settembre, l’obiettivo era stato raggiunto e da questo momento il fronte di guerra ebbe come principale teatro la Romagna. Le eccessive piogge, i fiumi in piena, il cattivo stato delle vie di comunicazione e le particolari condizioni del terreno, caratterizzato da ostacoli naturali rallentarono le operazioni sconvolgendo i piani degli alleati che, dopo l’ingresso nella pianura padana, avevano previsto una avanzata veloce.

La guerra nel territorio forlivese si protrasse invece sino al 9 novembre 1944.

Nel mese di settembre a San Piero in Bagno si verificò il primo contatto tra l’8ª brigata Garibaldi e le truppe Alleate. L’8ª brigata fu inserita nel dispositivo militare delle truppe avanzanti. Il Comando partigiano si insediò a San Piero in Bagno, i partigiani dei quattro battaglioni si schierarono sulla linea del fronte insieme ai reparti alleati. Conoscitori del terreno e delle postazioni tedesche, essi le resero particolarmente vulnerabili contribuendo in modo fondamentale all’avanzata degli alleati. I partigiani liberarono Santa Sofia e gli altri paesi della Vallata del Bidente fino a Meldola. Ai primi di novembre si spinsero fino alle immediate vicinanze di Forlì, ma furono costretti a rientrare a Meldola in quanto gli Alleati, per motivi politici e di prestigio, non ritennero opportuno consentire all’8ª brigata di partecipare alla liberazione di Forlì.

La battaglia del grano

A fine maggio 1944 iniziò quella che è stata chiamata "la battaglia del grano" per il controllo del raccolto granario, il principale cereale coltivato in provincia. I Comitati di liberazione nazionale e di villaggio acquisirono grande prestigio e autorità fra la popolazione delle campagne e della montagna. Su loro indicazione la mietitura fu ritardata, successivamente lo stesso Cln l'autorizzò con la disposizione di lasciare i covoni del grano nei campi per impedirne la trebbiatura da parte dei fascisti e dei tedeschi. I contadini furono autorizzati a "battere il grano" con i tradizionali mezzi in uso prima dell'introduzione delle macchine. Le trebbiatrici dei consorzi agrari e dei proprietari fascisti che tentarono di trebbiare furono sabotate dalle squadre gappiste.

I bombardamenti

Prima dell'8 settembre 1943 la provincia di Forlì fu risparmiata dai bombardamenti alleati; iniziarono nel mese di novembre 1943 quando Rimini fu ripetutamente colpita e la popolazione costretta ad abbandonare le abitazioni. Nel corso della guerra la città fu distrutta all'80%. Sulle altre città della provincia Cesena e Forlì i bombardamenti si fecero intensi a iniziare dal maggio 1944. La popolazione si trasferì in campagna e in collina.

Industrie in guerra

Alla vigilia dell'entrata dell'Italia in guerra, Forlì aveva il più consistente patrimonio industriale del territorio provinciale con oltre 7000 lavoratori.

Nei precedenti vent'anni, erano nati alcuni grandi e moderni stabilimenti, tra cui spiccavano la Saom (seta artificiale) e la Sidac (produzione di cellophane), entrambe fabbriche di proprietà della famiglia Orsi Mangelli.

Lo sviluppo industriale aumentò a metà degli anni '30 con impianti legati alla produzione militare.

Tra il 1941 e il 1942, a molte aziende forlivesi venne imposta la riconversione per necessità di guerra. Sidac, Saom, Bartoletti ed altre furono militarizzate completamente e furono sottoposte a stretta sorveglianza per monitorare la produzione. Ci fu una crescita di attività delle aziende legate alla produzione bellica, ma un notevole indebolimento delle altre.

Durante i primi anni di guerra, iniziarono a farsi largo tra i lavoratori scontento ed insofferenza per le scarse retribuzioni, mentre si diffondeva sempre di più la propaganda antifascista clandestina. Il malcontento generale, unito all'entrata in vigore del razionamento del pane portò il 19 settembre 1941, allo sciopero 200 operai del reparto A dell'Arrigoni di Cesena poi esteso anche agli altri reparti. Nella città di Cesena si moltiplicarono dopo l'episodio slogan e volantini antifascisti, che produssero una stretta nel controllo di polizia fino a sfociare in un'ondata di arresti di antifascisti nel novembre del 1941. Intanto il 1 ottobre 1941, a Forlì, si era avuta l'agitazione operaia al Calzaturificio Battistini e l'arresto di Teresa Valmori. Il 29 aprile 1942 entrarono nuovamente in sciopero le maestranze dell'Arrigoni. Per reprimerlo furono arrestate le dirigenti operaie Agostina Brunelli e Maria Lucchi, quest'ultima condannata ad un anno di confino. La Questura di Forlì mise a punto il “progetto Ordine Pubblico” per far fronte ad ogni tentativo di scioperi o agitazioni.

In questa situazione, ancor prima della caduta del Regime, i partiti antifascisti rafforzarono e estesero la loro azione. Già nella seconda metà degli anni Trenta si erano costituiti nei principali comuni gruppi giovanili antifascisti unitari con la presenza di giovani di tutte le tendenze politiche. Il Partito comunista nel 1942 ricostituì clandestinamente la propria rete organizzativa provinciale; l'ULI (Unione lavoratori italiani) fece uscire dal 1 maggio 1943 il giornale clandestino antifascista “La Voce del Popolo”. Il rafforzamento dell'antifascismo e l'esempio degli scioperi nel nord Italia (come quelli portati avanti a Torino nell'autunno del 1943) spinse verso il rafforzamento dell'organizzazione sindacale e all'azione gli operai forlivesi.

Nei primi mesi del 1943 ci furono scioperi in tutto il nord Italia; Forlì non vi potè prendere parte a causa della pesante repressione fascista che portò all'arresto preventivo degli operai dello stabilimento Orsi Mangelli Guido Bonali e Ercole Monti.

Mussolini fu destituito dal Gran Consiglio il 25 luglio 1943. Entusiasmati dall'evento e decisi a rivendicare la pace e l'espulsione dei fascisti dalle fabbriche, gli operai del forlivese si astennero spontaneamente dal lavoro per cinque giorni, e a nulla valsero gli inviti rivolti il 27 luglio, dai partiti antifascisti agli operai affinché riprendessero il lavoro. In città fu proclamato lo stato d'assedio dalle autorità militari, che non riuscirono però ad impedire le manifestazioni e le richieste operaie: allontanamento dei fascisti dalle industrie o amministrazioni pubbliche, pagamento del salario anche per i giorni di sciopero, liberazione dei condannati politici. La caduta di Mussolini provocò anche l'uscita allo scoperto delle forze democratiche, riunite nel Comitato d'azione antifascista.

L'armistizio dell'8 settembre produsse una grande euforia, che si spense quasi subito con l'occupazione tedesca del territorio forlivese. Il 27 settembre 1943 alla Rocca delle Caminate, sotto la presidenza di Mussolini si riuniva il governo fascista nominato dai tedeschi per governare la parte d'Italia sotto occupazione tedesca, successivamente denominata Repubblica Sociale Italiana.

L'industria forlivese si trovava in condizioni precarie per la scarsità di materia prima e le difficoltà nei trasporti; intanto il regime d'occupazione mise in atto politiche di totale sfruttamento del potenziale produttivo. Inoltre l'esercito nazista cercò di arruolare il maggior numero possibile di persone nel lavoro dell'Organizzazione Todt, istituzione dei territori occupati, e iniziò anche il reclutamento di lavoratori da mandare in Germania, sia attraverso la propaganda che la coercizione. Nel gennaio 1944 fu messo a punto un piano fra il commissario generale tedesco per il collocamento e il Commissario, italiano, della confederazione dell'agricoltura per l'espatrio in germania di 500.000 fra braccianti, mezzadri e coltivatori diretti. 15.000 di questi migranti dovevano provenire dalla provincia di Forlì. Il piano fu un fallimento e, a partire dal 23 marzo 1944, vennero emanati a questo scopo provvedimenti legislativi che prevedevano il servizio obbligatorio del lavoro in Germania. I lavoratori furono reclutati anche mediante rastrellamenti. Nel luglio del 1944 le prigioni furono svuotate di centinaia di detenuti sia comuni che politici e furono tradotti in Germania per il lavoro obbligatorio, molti erano minorenni.

Già fin da gennaio 1944 in varie industrie si ebbero agitazioni per rivendicare la liquidazione della gratifica natalizia; in febbraio gli scioperi si legarono all'attività dei Gap (Gruppi azione patriottica). Il 10 febbraio un'azione gappista uccise il federale provinciale del partito fascista repubblicano: come rappresaglia furono arrestate dieci persone e fu emanato il divieto di circolare in bicicletta. All'interno delle fabbriche si iniziò a scioperare il 17 febbraio; l'astensione dal lavoro durò fino al 20. Apparì chiara anche alle autorità fasciste la compattezza della classe operaia. Le autorità predisposero contromisure militari, presidiando con mitragliatrici gli stabilimenti.

Un altro sciopero si ebbe in tutte le fabbriche di Forlì il 27 marzo, in risposta alla fucilazione di cinque ragazzi per renitenza alla leva e per invocare la commutazione della pena ad altri dieci giovani arrestati. Agli operai si unirono le donne e i contadini presenti in città per il tradizionale mercato del lunedì. Una autentica fiumana di persone manifestò per le strade cittadine sfidando i divieti e la pena di morte per chi scioperava e manifestava. Questo sciopero segnò anche il sempre maggior impegno politico delle donne.

Anche il 1° maggio ci furono dimostrazioni operaie; i dipendenti non abbandonarono le fabbriche ma fecero sospensioni dell'attività produttiva, raccogliendo invece finanziamenti per la lotta partigiana. Quel giorno, molte operaie della Mangelli, dell'Arrigoni portarono nastri rossi tra i capelli e nell'abbigliamento.

Nelle agitazioni della primavera del 1944 il movimento operaio acquisì piena coscienza di sé; la forte repressione, gli arresti e gli obblighi per i lavoratori di partire per la Germania portarono molti operai a prendere la via dei monti per arruolarsi nell'8ª brigata Garibaldi.

Verso la fine della primavera '44, la lotta operaia cambiò volto ed ebbe come strumento l'abbandono delle fabbriche. Le istruzioni erano quelle di produrre il meno possibile, in modo da evitare lo smantellamento delle industrie e allo stesso tempo consegnare ai nazi-fascisti meno prodotti.

Il 19 maggio, Forlì subì un primo intenso bombardamento alleato che colpì la zona produttiva della città: molti stabilimenti sospesero la produzione.

La crescente attività antifascista nelle fabbriche spinse il Governo fascista ad emanare un decreto (21 giugno 1944) che prevedeva la pena di morte per gli organizzatori degli scioperi. Da questo momento in avanti, gli operai iniziarono a smontare e nascondere i macchinari delle fabbriche per rallentare la produzione o evitare le razzie tedesche; ad agosto, quasi tutta l'attività produttiva di Forlì era cessata.

Dopo la liberazione, la riapertura delle industrie fu graduale e difficile; in molti casi però, la requisizione di macchinari da parte degli operai permise una più veloce ripresa. È il caso della centrale elettrica Mangelli: obiettivo strategico dei nazisti, fu smontata pezzo per pezzo, i trasformatori nascosti, per essere poi riassemblati dopo la liberazione. Si riuscì quasi subito a fornire energia all'acquedotto, agli ospedali, ai mulini, indispensabili per la ripresa della vita cittadina.


Cronologia essenziale degli avvenimenti di Forlì 1939-1944

(La cronologia è stata redatta avvalendosi di Antonio Mambelli, Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945)

1939

  • 10 giugno 1939: istituita in Forlì la Divisione di fanteria Casale, composta di tre reggimenti al comando del generale Enea Navarrinio da Cesena. La sede nel palazzo Reggiani Romagnoli in via Cesare Albicini.
  • 29 luglio 1939: Mussolini in divisa da maresciallo d'Italia inaugura il nuovo stabilimento della fabbrica Bartoletti

1940

  • 10 giugno 1940: alle 17 la popolazione si reca in piazza Saffi per ascoltare il discorso di Mussolini, preannunciato con volantini lanciati da un aereo. L'adunata dei fascisti e della popolazione è avvenuta al suono delle campane e all'urlo delle sirene. L'annuncio di guerra all'Inghilterra e alla Francia è accolto in silenzio
  • 14 giugno 1940: alle 0.37 primo allarme aereo cessato all'1.30
  • 14 ottobre: inizia l'abbattimento delle cancellate per raccogliere il ferro per la patria
  • 30 ottobre 1940: installato a Forlì un grande quadro geografico per segnare le avanzate delle armate italiane; entrerà in funzione l'11 novembre 1940 e verrà smontato il 15 febbraio 1941


1941

  • 3 febbraio 1941: una manifestazione studentesca promossa dagli studenti del R. Istituto Industriale è sciolta dalla polizia mentre sostava sotto le finestre del provveditorato a Porta Cotogni. Nella notte apparse in città, stampigliate, caricature del re, Mussolini e Hitler e scritte di abbasso i tedeschi. Bandierine rosse sventolano per alcune ore su pali telegrafici della periferia
  • 28 luglio 1941: Forlì contava 71.730 abitanti
  • 9 agosto 1941: a Predappio si celebrano i funerali di Bruno Mussolini. Gli viene intestato il Collegio aeronautico
  • 15 settembre 41: il conte avv. Paolo Maria Guarini, squadrista, nominato federale di Forlì
  • 11 dicembre 1941: adunata di fascisti in piazza Saffi per ascoltare la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti

1942

  • 11 marzo 1942: protesta di donne in piazza delle Ortolane causata dalla mancanza di generi alimentari
  • 30 aprile 42: la razione del pane, ultra-miscelato, discesa a 150 grammi; 50 - 70 grammi di carne a settimana

1943

  • 1 maggio 1943: esce il primo numero del giornale clandestino antifascista "La Voce del Popolo", organo dell'Unione dei lavoratori italiani
  • 25 maggio 1943: diffuso clandestinamente volantino per invitare a celebrare il 10 giugno, anniversario dell'assassinio di Matteotti.
  • 15 luglio 1943: esce il Bollettino n. 1 - 2 del Movimento Popolo e Libertà
  • 25 luglio 1943: la radio, a tarda sera, trasmette la notizia delle dimissioni di Mussolini, a cui seguono proclami del re e del maresciallo Badoglio
  • 26 luglio 1943: cortei per le strade di Forlì con cartelli inneggianti all'Italia, al re, a Garibaldi a Matteotti. Edifici imbandierati ma nessuna bandiera rossa. Assaltate le sedi rionali del partito fascista, dei sindacati , delle organizzazioni fasciste. Gettate dalle finestre e bruciate le carte, i ritratti, i registri, i documenti. Rotti e lordati i busti di Mussolini. Dal balcone municipale parlano alla folla Cino Macrelli, Aldo Spallicci e Alessandro Schiavi. Bastonature per qualche fascista.
  • I gerarchi asseragliatisi in palazzo Littorio non possono uscire neppure scortati dall'esercito per l'assedio della folla. Gli emblemi del regime e le targhe delle vie cittadine dedicate a fascisti sono infrante, i fasci littori cancellati dalle piastrelle dei numeri civici.
  • 27 luglio 1943: la folla rovescia le bancarelle delle ortolane in piazza Cavour per abolire le code; gli operai in piazza Maggiore rompono i cordoni delle truppe  e, nonostante gli spari di un poliziotto e due persone ferite, la occupano. Dal balcone municipale parlano Alessandro Schiavi, Galba Giusti e altri. Diffusi diversi volantini antifascisti In guardia contro i dissimulatori, i voltagabbana dell'ultima ora. Continuano le bastonature dei fascisti, sono percossi anche alcuni dirigenti della Orsi Mangelli. Nella notte il federale fascista conte Guarini e i suoi collaboratori sono trasferiti sotto scorta dal palazzo Littorio alla caserma della milizia nel palazzo Tartagni di Schiavonia.
  • 28 luglio 1943: nonostante gli appelli delle autorità e degli stessi antifascisti continua lo sciopero degli operai. Un volantino invita «i proletari, lavoratori e soldati, a riunirsi alle ore 10 di stamane nel giardino pubblico, a celebrare l'avvento della libertà. Il fascismo è crollato, facciamo sciopero chi manca è un crumiro»
  • 30 luglio 1943: gli operai riprendono il lavoro. La popolazione rimuove dal piazzale del villaggio di Ca Ossi il busto di Alessandro Mussolini, padre di Benito
  • 10 agosto 1943: numerosi soldati tedeschi si accamparono al campo sportivo Morgagni. Bofondi collocato a riposo sostituito col prefetto Floriano Giammichele
  • 25 agosto 43: i fasci littori sono tolti ovunque: dagli edifici, dagli stemmi, dai fanali o antenne della piazza Saffi, si vuole in ogni modo cancellare ogni ricordo esteriore del periodo vissuto
  • 8 settembre 1943: alle 18,30 i cittadini affluiscono in piazza Saffi per avere conferma della notizia dell'armistizio fra l'Italia e gli Alleati. Alle 19,42 giungeva il comunicato radio di Pietro Badoglio le campane di molte chiese suonano a distesa
  • 9 settembre 1943: affisso un manifesto del Comando del Presidio Militare di Forlì che invita la popolazione a rimanere passiva nel caso di sosta o passaggio delle truppe tedesche.
    Un volantino diffuso dai comunisti invita gli operai a scioperare. I soldati sono consegnati nelle caserme tranne quelli impegnati in servizio di ordine pubblico. Gli operai percorrono la città senza poter accedere alla piazza presidiata dall'esercito.
    Nel pomeriggio, una delegazione di antifascisti si reca dal comandante del presidio militare invitandolo ad armare la popolazione. L'invito è rifiutato e la delegazione minacciata di arresto. Il coprifuoco è stabilito dalle 21 alle 5.
  • 10 settembre 43: prosegue lo sciopero degli operai.
  • I circa 3.000 soldati dell'esercito italiano si sbandano. La popolazione li aiuta fornendo abiti civili per non farli catturare dai tedeschi.
  • Il collegio aeronautico e l'alloggiamento degli avieri nelle scuole elementari del viale della Stazione, rimaste incustodite, sono saccheggiate dalla popolazione. Asportati generi alimentari e indumenti. Gruppi di giovani portano via le armi. Verso sera, dopo un breve conflitto a fuoco le SS occupano le "Casermette" in viale Roma e le intestano a Adolf Hitler.
  • 12 settembre 1943: continua lo spoglio delle caserme e dei magazzini da parte della popolazione civile. Donna Rachele Mussolini transita per la città scortata da soldati tedeschi, è diretta alla Rocca delle Caminate. A cura della Prefettura è affisso il manifesto con le leggi di guerra tedesche.
    Il Consorzio agrario affigge un manifesto per la distribuzione del grano alla popolazione dietro pagamento di 250 lire per quintale. Nel pomeriggio, in Prefettura, si tiene una riunione fra le autorità italiane e il comandante tedesco del presidio di Forlì, vi partecipano oltre al prefetto e al dott. Curli responsabile della protezione antiaerea, i dirigenti delle organizzazioni di categoria e le autorità cittadine. Si discute di protezione antiaerea, di funzionamento dei servizi, della diffusione dell’ordinanza emanata dal comandante delle truppe tedesche del Sud feldmaresciallo Albert Kesselring.
  • 13 settembre 1943: dopo una riunione tenuta nella sede dei sindacati fascisti in via delle Torri un gruppo di circa 15 antifascisti si porta a Cusercoli per occultare le armi e le attrezzature prelevate dalle caserme e predispongono i primi depositi per iniziare la guerra partigiana.
  • 14 settembre 1943: in piazza Saffi ricompaiono gli squadristi. I negozianti di calzature liquidano le loro merci e davanti ai negozi si formarono lunghe code.
  • Datato settembre esce il n. 5 de "La Voce del Popolo", divenuto "Organo dell'Unione dei Lavoratori Italiani".
  • Un manifesto del prefetto ordina ai cittadini di restituire le armi e il materiale militare, minaccia  per i disobbedienti la pena di morte
  • 15 settembre 1943: continua l'afflusso di truppe tedesche. I cittadini subiscono il sequestro di biciclette, moto, macchine; i negozianti la requisizione di merci.  
  • Un tenente della fanteria tedesca messo a capo del presidio si insedia presso l'ex comando della divisione Casale in via Cesare Albicini.
  • 23 settembre 1943: si intensifica il fenomeno dello sfollamento
  • Per tutto il mese di settembre intenso traffico di truppe tedesche dal Nord al Sud e viceversa.
  • Con un aereo proveniente da Monaco, Mussolini rientra in Italia. All'aeroporto di Forlì sono ad accoglierlo le autorità militari tedesche e i ministri del costituendo governo fascista.
  • 25 settembre 1943: alle "Casarmette" è fucilato Antonio Fabbri, bracciante di 33 anni, di Tredozio, trovato in possesso di armi e arrestato dai carabinieri di Tredozio
  • 29 settembre 1943: per tutto il mese di settembre transito di militari sbandati e di prigionieri slavi fuggiti dal campo di concentramento di Renicci.
  • 1 ottobre 1943: sequestro di biciclette da parte di militari tedeschi a privati e a rivenditori esibendo un documento del comando. La presenza delle truppe tedesche è in aumento, occupano le case coloniche lungo il viale del Ronco e l’asilo d’infanzia Santarelli
  • 6 ottobre 1943: riprende le pubblicazioni “Il Popolo di Romagna” sotto la direzione di Pino Romualdi
  • 11 ottobre 1943: requisizione degli apparecchi radio per impedire l’ascolto di Radio Londra
  • 18 ottobre 1943: crisi nel CLN romagnolo: l'Uli si ritira dal CLN per non collaborare con le forze monarchiche 
  • 21 ottobre 1943: nell’Asilo infantile Santarelli si insediano gli uffici della TODT
  • 22 ottobre 1943: riunione del Comitato Federale del PCI alla presenza di Antonio Carini, inviato dal Comando delle Brigate Garibaldi, per potenziare la lotta armata in Romagna
  • 24 ottobre 1943: Tonino Spazzoli organizza la fuga dall’ospedale di Forlì di due prigionieri anglo-americani; uno è il pilota di nome Jack Reiter
  • 27 ottobre 1943: sono affissi al centro della città manifesti a firma Kesselring per il reclutamento degli operai da inviare in Germania
  • 30 ottobre 1943: piove da 8 giorni e i fiumi sono in piena. Manifesto della Prefettura di Forlì gli automezzi devono essere impiegati esclusivamente per la guerra.
  • Manifesto del Comune di Forlì sul conferimento della legna da ardere. La città soffre la mancanza di combustibili: i bagni pubblici chiusi da più di 20 giorni, la fornitura del gas limitata a tre ore giornaliere
  • 1 novembre 1943: Ognissanti; esce con questa data il n. 7 de "La Voce del Popolo Organo dell'Unione dei Lavoratori Italiani".
  • Affisso manifesto del Comandante tedesco, fissa un premio di 1800 lire italiane o 20 sterline inglesi per la cattura di un militare inglese.
  • 2 novembre 1943: manifesto del Comando della Ottantaduesima legione “B. Mussolini” comandata dal Sen. A Bernardi per l'arruolamento nell'esercito. La conferenza di Mosca approva documento sulle atrocità contro la popolazione civile
  • 3 novembre 1943: una formazione della milizia volontaria sfila per la prima volta lungo il corso Vittorio Emanuele. I giovani comunisti durante la notte scrivono sui muri della città, anche nel centro, frasi antifasciste
  • 6 novembre 1943: affisso manifesto del “Comando tedesco di Castrocaro” per annunciare un premio di 30 000 lire a chi denuncia l’assassino di un militare tedesco ucciso a Santa Sofia.
  • 11 novembre 1943: bando di chiamata degli ufficiali fino al grado di colonnello e dei sottufficiali in servizio l'8 settembre; decreto di Mussolini di istituzione in ogni capoluogo di provincia di un “Tribunale Straordinario” per giudicare i fascisti che hanno tradito e coloro che hanno denigrato o compiuto violenze contro fascisti
  • 14 novembre 1943: è indetto il reclutamento per la formazione delle squadre d'azione fasciste
  • 22 novembre 1943: Tonino Spazzoli fa fuggire dall'ospedale di Forlì il pilota Jack Reiter, è arrestato l'infermiere Paolo Balzani
  • 25 novembre 1943: all’altezza della chiesa di Porta Schiavonia, taglio dei fili telegrafici del comando tedesco; un manifesto della Prefettura firmato Zaccherini comunica che saranno adottati severi provvedimenti a carico dei familiari dei giovani delle classi del 1924 e 1925 che non si presentano alla chiamata alle armi; un manifesto della questura annuncia l'arresto a Forlì di Casadei Aldo perchè incitava le reclute a non presentarsi
  • 28 novembre 1943: tutti i manifesti in corso Mazzini col discorso del maresciallo Graziani e la chiamata alle armi delle classi ’24 e 25 sono strappati; trovate scritte con falce e martello e inneggianti a Stalin
  • 1 dicembre 1943: esce clandestinamente il n. 8 de "La Voce del Popolo Organo dell'Unione dei Lavoratori Italiani";  provvedimenti contro gli ebrei
  • 19 dicembre 1943: un manifesto del Municipio di Forlì rende noto il decreto del Capo della provincia per il sequestro di tutti i beni immobili e mobili, titoli, valori e crediti di pertinenza degli ebrei
  • 24 dicembre 1943: è riaperto il dopolavoro delle forze armate in piazza Cavour per soldati italiani e tedeschi;  in via Garibaldi all'altezza di via Bufalini, verso le ore 20, i gappisti feriscono leggermente il milite Nullo Savorani, più gravemente l'agente di PS Mario Semionato che procedevano in pattuglia di ronda con altri militi e poliziotti: il buio favorisce la fuga degli attentatori, che riescono a far perdere ogni traccia. Viene posizionata una mitragliatrice sul posto, mentre i militi, fatta irruzione nel vicino caffè Brighi, vi cacciano i clienti a colpi di moschetto; in altri locali si è proceduto alla perquisizione o alla richiesta dei documenti ai presenti, quindi alla chiusura. L’inizio del coprifuoco è anticipato alle ore 18
  • 25 dicembre 1943: il manifesto della federazione fascista firmato Il Commissario federale sui fatti di sangue del giorno precedente promette una risposta di inesorabile giustizia: vengono arrestati venticinque antifascisti. Un appunto della prefettura indica in 53 i detenuti politici a disposizione delle autorità italiane 7 sono quelli a disposizione dell’autorità tedesca. Manifesto del Capo della provincia sull'ordine pubblico

1944

  • 1 gennaio 1944: esce il n. 1 del giornale "Il Pensiero Romagnolo" sequestrato dai fascisti che ne proibiscono la continuazione
  • 9 gennaio 1944: in via Albicini un gappista uccide il milite Dino Pezzi e ferisce la camicia nera Pietro Frangolini in servizio di pattuglia
  • 10 gennaio 1944: esce il n. 1 anno II de "La Scintilla" divenuto "Organo di Lotta della Gioventù Comunista Romagnola"
  • 11 gennaio 1944: la federazione fascista affigge manifesti che esaltano il giovane ucciso dai GAP mentre attendeva al compito virile di difendere le famiglie, le case e la patria.
  • Il capo della provincia Zaccherini emana una nuova ordinanza sull'ordine pubblico per vietare l'assembramento di due o più persone e di sostare nelle vie e nelle piazze
    Nei pressi del Foro Boario durante la notte viene ucciso il carabiniere Giovanni Leone e ferito l'agente di PS Vincenzo Nuti, perquisizioni e arresti nelle case vicine
  • 12 gennaio 1944: la questura affigge un manifesto firmato dal questore Bertini, istituisce una taglia di lire 50.000 a favore di chi fornisce notizie idonee a identificare gli autori delle uccisioni dei giorni precedentiUna nuova ordinanza del capo della provincia anticipa il coprifuoco alle ore 18
  • 14 gennaio 1944: all'alba al tiro a segno di Forlì sono fucilati gli antifascisti Mario Gordini e Settimio Garvini condannati a morte da un Tribunale straordinario nominato dal Capo della Provincia Zaccherini e composto dal ten. col. Luigi Mattioli, dal seniore Augusto Ferrozzi, dal comandante dei carabinieri De Rosa (dissociatosi dalla condanna) e senza la nomina di un difensore
  • 15 gennaio 1944: Manifesto del capo della provincia Zaccherini, annuncia la fucilazione "di due traditori della patria" e ricorda ai "traviati e agli immemori, i pavidi ed i pietisti" i nomi di quindici camerati colpevoli di vestire una divisa di combattimento uccisi dai partigiani
  • 16 gennaio 1944: il municipio di Forlì rende noto il manifesto del Comando superiore tedesco di Ferrara che istituisce un premio di lire 300 a favore di chi, per primo, segnala al comando tedesco la posizione dove è precipitato un aereo nemico
  • 22 gennaio 1944: affissi a Forlì manifesti del Partito fascista repubblicano che deplorare l'uccisione della guardia del  duce Ivo Piccinini, a Cesena, da parte dei partigiani. A Cesena, durante i funerali fu ucciso il repubblicano antifascista Mario Guidazzi, cognato di Cino Macrelli
  • 31 gennaio 1944: Arturo Capanni nominato commissario federale
  • 1 febbraio 1944: istituito presso la Federazione fascista il centro federale di reclutamento volontari per il reclutamento dei fascisti delle classi 1907 - 1927 non in servizio nell'esercito; a palazzo Littorio si tiene la prima adunata delle donne fasciste sotto la presidenza dell'ispettrice Iolanda Fratti
  • 2 febbraio 1944: riunione in prefettura dei dirigenti sindacali con il Capo della provincia e con il rappresentante tedesco del Fronte del lavoro per l'ingaggio di operai agricoli da inviare in Germania;  manifesto della Prefettura avvisa che chiunque verrà sorpreso in possesso di armi sarà immediatamente passato per le armi sul posto
  • 10 febbraio  1944: due gappisti in bicicletta uccidono il federale fascista Arturo Capanni
  • 11 febbraio 1944: manifesti del partito, del Capo della provincia e altri Enti per la morte del federale fascista Arturo Capanni; perquisizioni e rastrellamenti in città arresto di renitenti di leva, fannulloni e antifascisti
  • 12 febbraio 1944: chiusi i negozi in segno di lutto; 10 antifascisti sono denunciati al Tribunale speciale per la Difesa dello Stato
  • 14 febbraio 1944: manifesto del Capo della provincia, vieta la circolazione delle biciclette anche se condotte a mano, sia di giorno che di notte;  requisizioni di bicilette da parte dei tedeschi; il generale Archimede Mischi comandante dell’Arma dei carabinieri costituisce in Carpinello un nucleo “che agisce alla sua diretta dipendenza per i servizi speciali”
  • 15 febbraio 1944: il giornale "Il Resto del Carlino" pubblica la notizia che dieci antifascisti detenuti erano stati scelti come ostaggi e deferiti al tribunale straordinario nazi-fascista
  • 16 febbraio 1944: molti operai non si recarono al lavoro in attesa di conoscere le zone percorribili in bicicletta
  • 17 febbraio 1944: al suono della sirena delle ore 10 inizia lo sciopero generale degli operai per il ritiro dell'ordinanza che vieta la circolazione in bicicletta e per salvare la vita dei 10 ostaggi antifascisti condannati a morte 
  • 18 febbraio 1944: continua lo sciopero degli operai. Alla fabbrica Orsi Mangelli sono tagliati i fili della corrente elettrica; scioperano le fabbriche Battistini, Fantini, Becchi, Saviotti, Forlanini, Bartoletti, Bondi, Irsica, Società Fumisti, Benini, Eridania. Il questore Secondo Larice sospende il divieto di circolare in bicicletta e la condanna a morte dei 10 antifascisti
  • 19 febbraio 1944: nelle fabbriche riprende il lavoro; esplosione di un ordigno vicino all'ingresso della  Caserma Caterina Sforza
  • 20 febbraio 1944: in frazione Gualdo di Meldola, ad un posto di blocco, militi fascisti uccidono l’antifascista forlivese Massimo Mingozzi; in città continuano le perquisizioni e i rastrellamenti da parte dei militi fascisti; il 38° Comando Militare Provinciale rende noto il decreto del capo del governo che commina la pena di morte ai disertori e renitenti di leva
  • 21 febbraio 1944: il questore Secondo Larice nominato reggente della federazione fascista; in città continua il fermo dei giovani per il controllo della posizione militare
  • 25 febbraio 1944: il Comando provinciale dell'esercito pubblica il decreto di Mussolini del 18 febbraio che prevede la pena di morte ai renitenti e ai disertori e fissa al 5 marzo il termine per la presentazione di renitenti e disertori senza incorrere nella pena; verso le 11,30 pattuglie di militi della Guardia nazionale repubblicana piazzate le mitragliatrici e bloccati gli accessi a piazza Saffi, sede del tradizionale mercato del venerdì, impedendo a chiunque di uscire, procedono alla identificazione delle persone, gli arrestati sono portati in questura
  • 26 febbraio 1944: relazione della questura di Forlì sugli ebrei forlivesi informa che gli ebrei puri residenti in provincia sono erano 43. Sette sono stati inviati in campo di concentramento, 19 appartenenti a famiglie miste sono sorvegliati, gli altri si sono allontanati, la maggior parte durante il periodo badogliano
  • 28 febbraio 1944: l’ufficio Unico di reclutamento con sede in via Giorgio Regnoli, 57 compila le cartoline precetto per i lavoratori dell’agricoltura che dovranno partire per la Germania
  • 1 marzo 1944: pattuglie di militi e di volontari della morte nelle vie principali e in piazza Saffi tagliano i capelli ai giovani che incontrano. Altri gruppi costringono i giovani a portargli i bidoni di vernice nera per imbrattare muri e vetrine con scritte anticomuniste; molti giovani per sfuggire agli obblighi di leva si fanno assumere dalla TODT. 
  • 3 marzo 1944: manifesto del Trentottesimo comando militare comunica che i giovani esonerati per qualsiasi motivo devono presentarsi ai distretti per regolarizzare la loro posizione; nella sede della Federazione fascista vengono esposte, mutilate, le salme di 6 militi della GNR uccisi a Galeata;
    un volantino diffuso dal Comitato di Liberazione Nazionale denuncia la mutilazione delle salme dei militi uccisi a Galeata come opera dei fascisti per giustificare le violenze che intendono commettere contro i renitenti e i loro genitori; mitragliamento della strada che conduce a San Martino in Strada un morto e due feriti civili. I GAP interrompono il traffico ferroviario facendo esplodere tre ordigni 
  • 6 marzo 1944: funerali dei sei militi. In Borgo San Pietro distribuiti schiaffi a chi non si scopre al passaggio delle bare; dall'ospedale di Forlì evade il partigiano Giulio Garoia
  • 7 marzo 1944: i GAP abbattono con cariche esplosive 4 piloni dell’alta tensione per bloccare il traffico ferroviario
  • 8 marzo 1944: il Capo della provincia impone la riapertura dei negozi; diffusi clandestinamente volantini per la giornata internazionale della donna;  l'ora del coprifuoco viene riportata alle ore 22
  • 9 marzo 1944: Antonio Carini comandante dei partigiani garibaldini della Romagna è arrestato a Meldola; manifesti antifascisti che incitano alla diserzione vengono sparsi in piazza della Vittoria
  • 10 marzo 1944: attentato dei GAP al traliccio alta tensione della stazione
  • 13 marzo 1944: Antonio Carini commissario delle brigate Garibaldi della Romagna dopo quattro giorni di torture alla Rocca delle Caminate da militi della Guardia del Duce viene gettato, morente, nelle acque del fiume Ronco dal Ponte dei Veneziani di Meldola
  • 15 marzo 1944: Pietro Bologna assume l'incarico di Capo della provincia
  • 17 marzo 1944: manifesto del Capo della provincia Pietro Bologna che sposta l'orario del coprifuoco dalle 22 alle 5,30
  • 20 marzo: bloccati gli accessi al mercato e nuove perquisizioni, controlli e fermi. La voce popolare attribuisce la misura poliziesca alla presenza di Corbari che ieri avrebbe assistito all'opera in divisa tedesca lasciando scritto un cartellino che l'indomani sarebbe stato al mercato. A Corbari, "la voce popolare" attribuisce la maggior parte delle azioni partigiane
  • 20 marzo 1944: attentato ai trasformatori della centrale elettrica, danni gravissimi; lancio di volantini antifascisti sulla strada Predappio-Forlì
  • 24 marzo 1944: nella caserma Ferdinando di Savoia intestata a Ettore Muti si riunisce il Tribunale militare regionale presieduto dal gen. Boscazzi, e condanna a morte i renitenti di leva arrestati nei giorni precedenti e prelevati dalle carceri mandamentali: i fratelli Dino e Tonino degli Esposti, Agostino Lotti, Massimo Fantini, Giovanni Valgiusti. La sentenza è eseguita, verso mezzogiorno, nel cortile della Caserma.  I giovani piangono e gridano, il plotone di esecuzione formato da giovani reclute spara loro alle gambe. Vengono finiti con il colpo di grazia alla testa da parte degli ufficiali. Gli abitanti della case circostanti assistono alla tragedia dai tetti delle abitazioni mentre gruppi di donne protestano davanti al portone della caserma  
  • 25 marzo 1944: l Resto del Carlino comunica “Renitenti di leva e disertori condannati a Forlì: cinque fucilazioni. Dino e Tonino Degli Esposti, Agostino Lotti, Massimo Fantini, Giovanni Valgiusti
  • 26 marzo 1944: agitata assemblea del fascio forlivese; si diffonde la notizia che lunedì 27 marzo si riunirà di nuovo il Tribunale speciale militare per giudicare altri nove giovani renitenti. La sera nel cimitero del Ronco si riuniscono i Comitati clandestini di fabbrica e decidono lo sciopero per il lunedì 27 e martedì 28 per chiedere la liberazione dei nove giovani
  • 27 marzo 1944: alle 10, come ogni giorno, viene provata la sirena antiaerea, e gli operai delle fabbriche iniziano lo sciopero. Si formano diversi cortei guidati dalle operaie che si dirigono alla Caserma Ferdinando di Savoia per chiedere la liberazione dei nove giovani renitenti in procinto di essere condannati a morte. Nonostante alcuni spari da parte della polizia e il ferimento di una donna, gli scioperanti entrano all'interno della caserma per avanzare le loro richieste. Il comandante militare si dice disponibile ad accoglierle se vi è l'accordo del Capo della provincia. Gli operai si spostano sotto la prefettura e la delegazione ottiene la commutazione della pena in condanna all'ergastolo
  • La federazione fascista distribuisce un volantino per invitare gli operai a riprendere il lavoro.
    Alle ore 22 nelle frazioni di Coriano e San Tomè vengono abbattuti con cariche esplosive i pali di ferro dell’alta tensione con interruzione dell'erogazione della linea elettrica e interruzione della linea ferroviaria Bologna – Forlì e Ferrara - Forlì
  • 28 marzo 1944: continua lo sciopero degli operai. Nel pomeriggio una delegazione di donne si reca al cimitero per rendere omaggio ai cinque giovani fucilati e una partigiana parla alle convenute incitandole a manifestare e a scendere nuovamente in sciopero qualora fosse necessario per salvare la vita dei figli
  • 29 marzo 1944: gli operai riprendono il lavoro.
    Volantini antifascisti diffusi nel mese di marzo firmati dal CLN
  • 1 aprile 1944: la GNR uccide nei pressi di Meldola i partigiani Bruno Focaccia da Campiano e Paolo Fabbri da S. Pierino mentre si accingevano a salire in montagna.
    Dalle carceri di Forlì, dove si trovavano dal 19 marzo, sono prelevati e fucilati in massa dalle SS tedesche lo studente Giannetto Dini da Macerata Feltria di anni 18 e Ferdinando Salvalai da Orciano (Pesaro) di anni 22 domiciliato a Urbino. I due giovani erano stati catturati a San Giovanni in Marignano dopo un conflitto a fuoco con la GNR
  • 4 aprile 1944: sono fucilati a Bologna i cugini forlivesi Virgilio Fantini e Renato Capacci, renitenti alla leva catturati nel marzo a Borello mentre tentavano di unirsi ai partigiani. Tradotti nel carcere militare di Bologna alle ore 12 del 4 aprile furono fucilati.
  • 5 aprile 1944: un manifesto del Comandante della Polizia di Sicurezza in Italia Distaccamento Autonomo di Bologna comunica che sette dei 20 partigiani catturati a Ca Morelli di Tredozio sono stati fucilati: Celli Aldo, Corti Enzo, Ravaglioli Dino, Caligatti Giuseppe, Scherl Stanislao, Potusek Felice, Bandini Nello; gli altri 13 unitamente ai genitori di Iris Versari vengono deportati in campo di concentramento in Germania
  • 9 aprile 1944: volantino lanciato nelle zone partigiane a firma del Capo della provincia, del Commissario federale e del Comandante provinciale militare per incitare i “fuggiaschi in montagna” a consegnarsi alle autorità militari senza che vi sia pericolo di pena capitale.
  • 12 aprile 1944: la radio dà notizia di gravi scontri sull'Appennino con le formazioni partigiane
  • 18 aprile 1944: in una lettera inviata alla Prefettura il Comando tedesco lamenta la frequente manomissione di insegne stradali tedesche; i GAP fanno saltare la linea ferroviaria Ancona-Bologna e pali dell'alta tensione
  • 24 aprile 1944: rastrellamento tedesco in frazione Vecchiazzano: ucciso il giovane Marzocchi Aleardo intento a pescare nel fiume Montone
  • 28 aprile 1944: poco dopo le 9 del mattino quattro aerei sganciano bombe sull'aeroporto che producono vaste buche
  • 1 maggio 1944:militi rinvengono bandierine tricolori con una stella al centro e manifesti antifascisti; le operaie della Mangelli escono nel cortile interno della fabbrica con un fiocco rosso al vestito o nei capelli, ad esse si uniscono gli uomini, vi sostano per venti minuti poi riprendono il lavoro 
  • 3 maggio 1944: a Vecchiazzano nel corso di un rastrellamento vengono trovate armi nella legnaia del gappista Sergio Fantini che viene fucilato, arrestati altri due partigiani
  • 6 maggio 1944: arresto a Faenza di Tonino Spazzoli, poi rilasciato
  • 7 maggio 1944: in frazione Villanova un reparto di fascisti forlivesi uccide Armando Asioli, organizzatore degli scioperi operai del febbraio - marzo
  • 13 maggio 1944: di notte, per oltre mezz'ora, a Ravaldino e a casa Baratti di S. Pietro vi sono scontri fra due pattuglie di militi della Guardia nazionale repubblicana, una addetta al controllo dell'altra. Succede di vedere i militi entrare in case particolari e trascorrervi la notte nel gioco e in altri passatempi.
    Allarme dalle 12.38; alle 16.13 bombardate Faenza e Cesena, la terra trema anche a Forlì.
  • 15 maggio 1944: un manifesto del Municipio rende noto il telegramma del Capo della provincia Pietro Bologna con cui si comunica che alle ore 24 del 25 maggio scade il termine di presentazione per gli sbandati e appartenenti alle bande; dopo tale data si procederà alla fucilazione alla schiena 
  • 17 maggio 1944: mitragliamenti aerei a Villanova, Villagrappa, San Varano e Vecchiazzano.
  • 19 maggio 1944: una formazione di 32 bombardieri sgancia il suo carico di bombe sulla stazione ferroviaria colpendo la circostante zona industriale, la barriera San Pietro, via Vittorio Veneto il vicolo Monti, via Ravegnana. Non un caccia si è levato e neppure è entrata in azione la contraerea. Rilevante è pure il numero delle abitazioni totalmente o parzialmente colpite.
    Bombe sono cadute nella caserma dei carabinieri in borgo san Pietro, in via Panieri, sul viale Duca d'Aosta, ove un tratto di binario arricciato si raddrizzava appoggiandosi al tetto di una delle case operaie. I cittadini iniziano a sfollare verso la campagna.
    Il bilancio è di 125 morti civili, 16 militari; 430 feriti civili e 25 militari; 32 case distrutte, 22 danneggiate
  • 20 maggio 1944: in località Punta di Ferro, presso Pieveacquedotto, i GAP uccidono il bidello della scuola elementare “Rosa Maltoni Mussolini” Ermete Gagliardi, detto Zop d'Baracca, e il segretario politico di Pieveacquedotto Avanti Gramellini; a Carpena, disarmo dei militi di guardia alla villa del Duce
  • 21 maggio 1944: continua lo sfollamento verso la campagna. I contadini sono costretti ad accogliere i nuovi venuti condividendo le case e gli annessi.
    A Coriano, uccisione di Ermete Gagliardi da parte di tre sconosciuti (GNR)
  • 23 maggio 1944: il comandante provinciale della Guardia nazionale repubblicana Gustavo Marabini è ucciso dai partigiani Iris Versari e Silvio Corbari in prossimità di Predappio Alta. Corbari lo aveva tratto in un tranello facendogli sapere che voleva arrendersi con la sua banda in conformità del decreto che promette ai ribelli l'impunità se si presentano spontaneamente
  • 27 maggio 1944: un gappista entra all’aeroporto e distrugge un Dornier 212
  • 29 maggio 1944: i GAP tagliano e asportano filo della linea telefonica tedesca;
    volantini antifascisti diffusi in maggio
  • 1 giugno 1944: la ditta fratelli Battistini in una lettera al capo della provincia lamenta il comportamento delle maestranze di rifiuto a lavorare più di 6 ore al giorno e a recuperare le ore di allarme, inoltre lamenta l'alto grado di assenteismo per mancanza di copertoni di bicicletta, per gli allarmi aerei e per assenze arbitrarie e declina ogni responsabilità per il forte calo della produzione. La situazione è simile in tutte le fabbriche.
  • 3 giugno 1944: a S. Martino in Villafranca (Forlì) 20 armati penetrano nella caserma della Guardia nazionale repubblicana, disarmano i militi e portano via come ostaggio Giovanni Savini; a Grisignano taglio dei cavi telefonici della linea militare tedesca Forlì - Predappio
  • 5 giugno 1944: una formazione di aerei sgancia bombe sulla stazione ferroviaria, il cantiere Benini, l'Istituto tecnico industriale, la scuola elementare “Rosa Maltoni Mussolini” e altri edifici del viale della Stazione e numerose case in prossimità di via Crispi. Bombe lanciate su Villa Coriano con 9 morti e la strada fra Malmissole e Pieveacquedotto, mitragliate Villa San Giorgio e il Bosco di Ladino. Un aereo alleato è incendiato, sopra Carpinello; i piloti si lanciano con il paracadute
  • 6 giugno 1944: sono morti fino ad ora a Forlì 57 tedeschi, compresi i sette bruciati alla stazione ferroviaria Carpinello; cade un aereo alleato, dei 9 membri dell'equipaggio lanciatisi col paracadute, 7 vengono catturati. È arrestato Ferruccio Babini, renitente di leva per sospetto nella fuga dei due non catturati
  • 8 giugno 1944: i GAP attaccano una colonna tedesca a Villa Rovere, interrotto il traffico per 45 minuti
  • 8 giugno 1944: militi delle SS fucilano al campo di tiro il partigiano della 29.a Brigata GAP"G. Sozzi" Filippo Gasperoni
  • 11 giugno 1944: attentato alla linea elettrica della ferrovia; a Villa Pianta i GAP atterrano il traliccio ad alta tensione con cariche esplosive
  • 13 giugno 1944: Carpinello, 50 ribelli catturano i due militi di servizio all'aereo inglese abbattuto e si fanno accompagnare alla caserma della Guardia nazionale repubblicana. Il piantone, udite le voci dei commilitoni, apriva e i ribelli entrano nella caserma, disarmano i militi e uccidevano due componenti della polizia segreta: il comandante Enrico Capaci e il v. brigadiere Ildo Bergamini.
    Un altro autocarro germanico salta in aria nel villaggio operaio di Caiossi a seguito di un esplosivo  collocato dai gappisti in mezzo alla strada
  • 14 giugno 1944: abolizione del sabato fascista per la durata della guerra;
    I tedeschi diffondono volantini con invito a non prestarsi alle sollecitazioni del generale Alexander, rivolte ai cittadini dell'Italia repubblicana affinché sabotino lo sforzo bellico delle truppe germaniche e fasciste
  • 17 giugno 1944: incessante andirivieni di truppe tedesche. Fanno la loro apparizione i militi del battaglione San Marco che requisiscono biciclette. Secondo il cronista i tedeschi asportano di tutto dalle ville abbandonate e dalle abitazioni; i partigiani e i comunisti avvertono i contadini di non iniziare la mietitura prima del 26 giugno
  • 18 giugno 1944: a Villanova, taglio di 3 pali di sostegno della linea telefonica, comunicazioni interrotte per diverse ore
  • 21 giugno 1944: il distaccamento delle SS della Polizia della sicurezza e dell'ordine di Forlì è competente anche per Ravenna; blocco metodico e continuato delle vie e delle piazze per cogliere in trappola la gioventù e consegnarla ai tedeschi.
    Gruppi di giovani portati alle scuole medie di piazza delle Ortolane.
  • 22 giugno 1944: due formazioni di 13 aerei ciascuna sgancia sull'aeroporto e dintorni un centinaio di bombe.
    Gli abitanti di Villafranca hanno inoltrate rimostranze al comando tedesco per le razzie sofferte per opera dei soldati tedeschi.
  • 23 giugno 1944: presenza di tedeschi ovunque. Alcuni giovani tenuti nella caserma Caterina Sforza ripetono il tentativo di fuga. Entrano in servizio i militi del municipio in funzione di polizia, portano lo scudetto con i colori del comune sull'abito civile, l'elmetto in testa e armati di fucile regolano il traffico. A Coriano, assalto al distretto militare, disarmo dell’intera guarnigione di 14 soldati, incendio di tutti gli incartamenti
  • 26 giugno 1944: i GAP fanno deragliare un treno tedesco: un morto e tre feriti; 14 ore continuative di allarme aereo: sono presi di mira, dagli aerei, i ponti stradali e ferroviari.
    Un avviso de "Il Comandante della Polizia di Sicurezza e del Servizio di Sicurezza in Italia Comando Esterno di Bologna" rende nota la fucilazione, per rappresaglia, di cinque partigiani fra i quali  il  forlivese Albo Sansovini
  • 27 giugno: il Comitato romagnolo di Liberazione con un volantino autorizza la mietitura
  • 28 giugno 1944: il Consiglio Provinciale del Partito Italiano del Lavoro scrive al Comitato di Liberazione Nazionale di Forlì di aver deciso di collaborare col CLN e di mettere le proprie forze a disposizione del Comitato
  • 29 giugno 1944: Spezzonati e mitragliati l'aeroporto e una colonna tedesca in prossimità delle "casermette", sette morti civili e un militare; mitragliamento di via Salinatore, San Martino, Vecchiazzano, piazza Saffi.
  • 30 giugno 1944: mitragliamento della caserma Cantoni, bombardata la stazione, branchi di cavalli e bovini mitragliati a Villanova, mitragliato anche il ponte sul fiume Montone.
    Un manifesto a firma "Il Comandante Germanico di Forlì" e "Il Comandante della Polizia Germanica di Sicurezza ed SD di Forlì" rende noto la fucilazione di dieci comunisti e partigiani: Agusani Nello, Babini Domenico, Benigni Giulio, Buzzi Nello, Lolli Colombo, Mezzoli Francesco, Ravaglia Emilio, Ricci Costante, Taroni Francesco, Tascelli Giovanni. Erano dieci contadini arrestati a Piangipane nel corso di un rastrellamento che sconvolse un’ampia area della provincia ravennate e tradotti al carcere mandamentale di Forlì.
    Un gappista penetra all’aeroporto e taglia e asporta fili telefonici;
    Scontro tra GAPe fascisti e tedeschi, 1 ferito fascista 2 partigiani uccisi;
    Durante il mese di giugno il questore Terzo Larice sostituito da Riccardo Voltarelli; Enrico Corradini nominato comandante della GNR provinciale; Mario Gaudenzi nominato direttore del Consiglio provinciale delle corporazioni, Pietro Rolli nominato vice commissario straordinario del comune di Forlì
  • 1 luglio 1944: il Comando della 29.a Brigata G.A.P invia una lettera ai proprietari di trebbiatrici invitandoli a consegnare pezzi insostituibili delle stesse per rendere impossibile a fascisti e tedeschi di trebbiare.
    Tre grosse bombe su Forlì. La sirena antiaerea della Torre non funziona; operano quelle dell'aeroporto e dell'officina Fantini ai Romiti
  • 2 luglio 1944: continua lo spezzonamento e il mitragliamento sulla città, morte tre persone una era il proprietario del calzaturificio Saviotti, bombe su via Isonzo. Mitragliata Villa San Giorgio per la presenza della cavalleria tedesca; la centrale elettrica a Roncadello, il ponte sul Montone; mitragliamento sul Ronco e Villa Coriano. I tedeschi procedono all'inventario delle macchine delle tipografie di Forlì e della Becchi
  • 3 luglio 1944: bombe nella zona fra Orsi Mangelli e il distretto militare: morti 6 soldati, 4 tedeschi e 2 italiani, mitragliamenti dalla parte di Schiavonia. Mitragliamenti, schianti, fragori, lampi, bengala, investono di luce, di ferro e di fuoco tutta la Romagna. I negozi restano chiusi e gli operai sono impossibilitati ormai a recarsi al lavoro. Lungo la ferrovia i contadini non possono recarsi nei campi
  • 4 luglio 1944: tre azioni di bombardamento e mitragliamento sulla città e la periferia: una trentina di bombe sul Foro Boario; le vie Tripoli e Versari, venti spezzoni sul cimitero monumentale, dieci sulla strada di Roncadello, venti in via Lunga e via Gorizia, raffiche di mitraglia in via delle Milizie, nel pomeriggio altre dieci bombe sul foro Boario e l'Eridania;
    i fascisti nelle campagne cercano di mobilitare gli uomini per la rimozione delle macerie, nessuno si fa trovare.
    Nelle notti Pippo volteggia sulla città, sgancia qualche bomba, non permette di dormire.
    A Vecchiazzano, i GAP disarmano un maresciallo di fanteria e un sergente del genio sfollati in questa frazione.  I tedeschi assumono il controllo della Orsi Mangelli per asportarne i macchinari
  • 5 luglio 1944: otto bombe sulla via Ravegnana, hanno prodotto danni alla contigua fabbrica di stufe.
    Rinvenuti dalla questura manifesti del PSIUP. GAP asporta 600 litri di carburante da deposito tedesco; Ravaioli Evo catturato e inviato in Germania
  • 6 luglio 1944: promemoria dell'Ufficio secondo S.P.I sui partigiani catturati da aprile a giugno:
    catturati 84, inviati in Germania 48, non idonei per la Germania e a disposizione della GNR 14, partigiani che verranno inviati in Germania 11, partigiani evasi dall'ospedale 6, partigiani tradotti a Bologna a disposizione del tribunale militare 1, partigiani ritirati dalle SS di Bologna 4
    Partigiani costituitisi 18, avviati alle armi 13, partigiani inviati in permesso e non tornati 5; Buscherini Guido inviato in Germania per aver rifiutato proposte dello S.P.I, anche Ravaioli Evo inviato in Germania (era collaboratore di Carlo Fantini), nell'operazione di Vecchiazzano venne catturata anche una persona poi evasa dall'ospedale;
    Invio di pattuglie della GNR di guardia alla Caserma Ettore Muti per limitare il fenomeno della diserzione;  alcune bombe sulla ferrovia, mitragliata la zona del giardino pubblico, bombe sull'aeroporto. Duecento uomini intenti a recarsi ai rifugi in piazza Saffi costretti dai tedeschi e militi fascisti a seguirli e a svolgere lavori di riadattamento della ferrovia verso il Ronco.
    Volantini comunisti lanciati da motociclisti; un GAP disarma nelle loro case di Vecchiazzano il milite Franchini e un sergente della guardia nazionale
  • 8 luglio 1944: i manifesti tedeschi annunciano la fucilazione di 10 partigiani per rappresaglia contro il sabotaggio di un treno tedesco
  • 12 luglio 1944: manifesto del commissario straordinario del Comune dott. Tancini per invitare i commercianti a aprire i negozi; l'asilo d'infanzia Santarelli sta per trasformarsi in ospedale militare.
  • A Savignano ucciso l'operaio Giuseppe Tasca a colpi di mitra mentre fuggiva assieme ad un altro pure ucciso per sottrarsi all'obbligo di cooperare ai lavori di difesa.
  • La relazione settimanale della questura segnala che le autorità germaniche oltre a requisire bestiame e generi alimentari rastrellano giovani da inviare ad eseguire lavori in località anche lontane; hanno affisso manifesto con chiamata obbligatoria al lavoro presso la TODT gli appartenenti alle classi 1914 - 1926.
  • Il Comitato di Liberazione Nazionale di Forlì autorizza la trebbiatura del grano con poche macchine; se i tedeschi lo avessero requisito, sarebbero state ritirate le poche macchine uscite.
  • 13 luglio 1944: 131 detenuti nelle carceri di Forlì sono fatti partire per la Germania
  • 14 luglio 1944: altri 42 detenuti delle carceri e 46 minori internati nel riformatorio vengono fatti partire per la Germania
  • 16 luglio 1944: a seguito del taglio di fili in Durazzanino presi dieci ostaggi fra i quali il farmacista Boattini di Coccolia
  • 17 luglio 1944: all'ospedale durante il trambusto d'allarme aereo sono fatti fuggire sette prigionieri politici ricoverati fra i quali il dott. Pezzi, l'operaio Secondino Tartagni, tale Colombo del Ronco e Alteo Garoia (Mambelli)
  • 18 luglio 1944: Casemurate, attacco a un automezzo tedesco, 2 tedeschi e 1 milite uccisi. Per reazione, rastrellamento e arresti nelle zone vicine
  • 20 luglio 1944: prelevati dalle carceri di Forlì i fratelli Torello e Agapito Latini, Pietro Maganza, Virgilio Succi sono  impiccati a San Giorgio e Bagnile di Cesena
  • 22 luglio 1944: continuano i bombardamenti delle frazioni;  entra in carica il nuovo commissario del comune Pietro Rolli
  • 24 luglio 1944: arresto dell’infermiera Irma Paganelli per diffusione di stampa democratico cristiana; continua il fermo degli uomini per costringerli ai lavori di fortificazione in montagna
  • 25 luglio 1944: bombardamento della ferrovia all'altezza della via Lunga, del Ronco e mitragliato l'aeroporto; tutto il quartiere del viale della stazione è distrutto
  • 26 luglio 1944: nelle vie cittadine vengono rinvenuti volantini della federazione comunista di Ravenna; dalle carceri mandamentali e da quelle delle SS sono prelevati 10 detenuti politici, portati a Pievequinta e fucilati per rappresaglia all’uccisione di un caporalmaggiore delle forze armate tedesche: Babini don Francesco, Bartolini Riziero, Cavina Alfredo, Luccini Antonio, Molina Biagio, Pallanti Wiliam, Ridolfi Edgardo, Romeo Mario, Zoli Antonio, Zoli Luigi
  • 27 luglio 1944: come reazione alla fucilazione dei 10 antifascisti i GAP pongono mine sulla via Emilia, fanno saltare alcuni mezzi, a Vecchiazzano uccidono due tedeschi, assaltano un deposito di armi al Foro Boario e spargono chiodi a tre punte sulla via Ravegnana
  • 28 luglio 1944: uno spezzone provoca un incendio all'Albergo della pace e un'altro al reparto maternità dell'ospedale civile spenti dai pompieri, un terzo spezzone in Borgo Cotogni, mitragliamenti in Pieve Acquedotto, Vecchiazzano, San Varano, Villa Rovere; i GAP incendiano una trebbiatrice in Roncadello
  • Datato "Luglio 1944" esce "La Liberazione Organo del Comitato di Liberazione Nazionale Edizione Romagnola"
  • 1 agosto 1944: è ucciso in Forlì il milite della GNR Giovanni Mazzotti.
  • La GNR rinviene altri manifesti sovversivi che incitano al sabotaggio e all’attività antitedesca;
    esce con questa data il supplemento di "Noi Donne. Dedicato alle canaglie fasciste del forlivese"
  • 2 agosto 1944: militi della Brigata nera arrestano nella sua casa da S. Mercuriale il marchese Gian Raniero Paulucci Ginnasi, la moglie e il figlio Cosimo che traducono alle carceri giudiziarie; 
    la GNR segnala la diffusione dei giornali L’Unità e Noi Donne.
  • Venuti a conoscenza che i prigionieri politici sarebbero stati trasportati a ignota destinazione, alle 21.30 10 gappisti armati danneggiano 10 autobus nella rimessa della Sita in viale Crispi.
  • Le SS del Sicherheitspolizei prelevavano dal carcere di via Salinatore 24, 5 antifascisti, li traducono a Casale di Brisighella e li fucilano.
  • Militi dell'ufficio politico della GNR arrestano Giovanni Golfarelli componente di una cellula comunista
    della fabbrica Orsi Mangelli responsabile di attività antifascista
  • 4 agosto 1944: arresto di 1 agente della questura, 1 donna e tre giovani per favoreggiamento dei partigiani. La donna è Rusticali Cleode madre di Rossi; gli altri sono Benenati Antonio, Crema Giovanni, Manzo Salvatore, Gentile, Di Tuoro Alberto, Scagliotti.
    Arrestati altri componenti della cellula comunista della Orsi Mangelli: Ivo Gamberini, Ferdinando Dell'Amore, Secondo Cervetti, Francesco Baraghini
  • 5 agosto 1944: a Villafranca, lungo scontro fra gappisti e militari tedeschi
  • 8 agosto 1944: verso le ore 24, durante la traduzione dal carcere della Rocca alla sede del Sicherheitspolizei SD è ucciso da due SS Pietro Fabbri arrestato per aver ospitato nella propria abitazione un team dell’ORI.
  • 9 agosto 1944: decesso di un capitano tedesco ferito la notte precedente nei pressi della frazione Ronco
  • 10 agosto 1944: a Forlì e in tutta la provincia viene organizzato il rastrellamento degli uomini dai 17 ai 45 anni, i tedeschi lo attuano dai 14 ai 60
  • 12 agosto 1944: sulla riva del fiume Montone, di fronte al carcere di via Salinatore, le SS uccidono l'antifascista Ragazzini Amedeo
  • 14 agosto 1944: nel cimitero di Castrocaro, militi del battaglione “M” “9 Settembre”, fucilano gli antifascisti forlivesi conte Gian Raniero Paolucci de Calboli, Antonio Benzoni e 3 giovani della GNR collaboratori dei partigiani: Fiorenzo Grassi, Livio Ceccarelli, Antonio Buranti.
  • 18 agosto 1944: in piazza Saffi sono impiccati Iris Versari, Silvio Corbari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli
  • 19 agosto 1944: l’antifascista Antonio Spazzoli è prelevato dal carcere di Forlì, portato in piazza Saffi a vedere il corpo del fratello impiccato, viene tradotto in località Coccolia e fucilato
  • 20 agosto 1944: esce clandestinamente il giornale "La Scintilla Organo di lotta del Fronte della Gioventù Romagnola"
  • 21 agosto 1944: la questura dispone che alle famiglie di renitenti e disertori sia requisita la bicicletta
  • 22 agosto 1944: a Villafranca, militi tedeschi eseguono una perquisizione in casa del proprietario di una macchina trebbiatrice Bonoli, trovano fusti di carburante e lo impiccano perché aveva dichiarato di non avere carburante per far funzionare la trebbiatrice; 
    smontaggio dei macchinari dello zuccherificio Eridania da parte delle truppe tedesche
  • 24 agosto 1944: bombardamento alleato della città, colpita la piazza Saffi. Numerose le vittime
  • 27 agosto 1944: agenti della polizia segreta prelevavano dal carcere del Sicherheitspolizei in via Salinatore, tre antifascisti, li traducono in via Rossetta di Bagnacavallo e li fucilano: Ruffillo Balzani, Antonio Cicognani, Artemio Levi
  • 28 agosto 1944: a Roncadello vengono uccisi due tedeschi. Per rappresaglia vengono impiccati quattro dirigenti della cellula della Orsi Mangelli
  • 29 agosto 1944: in seguito alla uccisione di un portaordini tedesco i 4 operai della Mangelli detenuti nel carcere del Sicherheitspolizei: Ferdinando Dell'Amore, Ivo Gamberini, Secondo Cervetti e Giovanni Golfarelli vengono portati in frazione Branzolino e impiccati al cospetto della popolazione locale costretta ad assistere
  • Nel corso del mese di agosto Il generale di Brigata Enzo Falconi sostituito dal colonnello Nucci al comando del 38° Comando Militare Provinciale;
    Esce clandestinamente il giornale "La Voce Repubblicana Organo dei Repubblicani dell'Emilia e della Romagna";
    Diffusa la circolare ciclostilata del "Movimento Democratico Cristiano" del mese di agosto
  • 2 settembre 1944: sulla strada di S. Marino, viene attaccata una macchina tedesca, muoiono quattro militi 
  • 5 settembre 1944: a Casemurate viene ucciso un maresciallo tedesco.
    Dalle carceri mandamentali sono prelevati dieci uomini ebrei e due antifascisti, dalle carceri  delle SS di via Salinatore altre otto, quattro donne e quattro uomini, sono tutti portati al campo d'aviazione, e segretamente fucilati e sepolti in buche prodotte dalle bombe: Amsterdam Arthur, Amsterdam Isarael Isidoro, Bruner Bernhard,  Goldberg Israel, Gottesmann Georg, Lewin Alfred, Loewsztein Joseph, Paecht Josef Karl, Stiassny Ludwig, Tiemann Josef e gli antifascisti Lega Vincenzo e Rosselli Del Turco Pellegrina;  Tacconi Rosina, Tomasetti Piselli Rosa con le figlie Vergari Palma e Maria, Edoardo Cecere, Pietro Alfezzi, Francesco Arienzo, Chino Bellagamba
    Nove persone parenti di Antonio Spazzoli sono prelevate dal carcere mandamentale e deportate in Germania
  • 9 settembre 1944: militari tedeschi minano le officine del gas e il serbatoio dell'acqua.
    In seguito al ferimento del militare tedesco in frazione San Tomè, dal carcere del Sicherheitspolizei di via Salinatore vengono prelevati quattro partigiani e due ebrei: Gori Natale, Mosconi Michele, Foietta Celso, Zaccarelli di Meldola, Zamorani Emilio, Zamorani Massimo e verso le ore 18 impiccati sul luogo del ferimento. I residenti in circa 200 sono costretti ad assistere all'impiccagione, controllati i documenti, 28 giovani in età di leva vengono inviati in Germania
  • 17 settembre 1944: al campo d’aviazione di Forlì, le SS del Sicherheitspolizei uccidono segretamente 7 donne ebree, madri, figlie e sorelle degli ebrei uccisi il 5 settembre: Richter Sara Salka, Amsterdam Selma Sara,  Rosenbaum Lea Lisa, Amgyfel Riwka Sara, Maria Rosenzweig, Rosenbaum Elena, Hammerrschmidt Jenny Eugenia
  • 24 settembre 1944: le SS del Sicherheitspolizei prima di trasferirsi a Bologna fucilano segretamente i prigionieri presenti nelle celle della loro prigione, 13 civili e 2 ebrei: Giorgioni Adamo, Khan Asa ebreo, Ernesto Bulgarelli, Alfredo Petrucci, Giunchi Sigfrido, Giovanni Maretti, Enrico Ranieri, Giovanni Gurioli, Vincenzo Gurioli, Alessandro Palli, Francesco Berretti, Alfredo Pirone, Franceso Faccani
  • 4 ottobre 1944: i GAP con uno stratagemma entrano nel carcere mandamentale e liberano 35 detenuti politici sottoposti a torture e nel timore possano essere fucilati: Amanti Giovanni, Brighi Primo, Bezzi Edgardo, Baldrati Antonio, Bresciani Remo, Bellenghi Michele, Casadei Mario, Corbara Ottavio, Calcina Domenico, Erbacci Alfredo, Fabbri Armando, Gardini Umberto, Gasperoni Duilio, Lega Pietro, Mozziconacci Domenico, Medri Pasquale, Neri Giacomo, Neri Giovanni, Pocaterra Giulio, Presti Libero, Pacone Rocco, Presta Mario, Ruffilli Antonio, Ricci Pietro, Severi Armando, Sbaragli Fernando, Sacchetti Vasco, Servidore Servio, Servadei Rinaldo, Talpo Gino, Valbonesi Riziero, Visani Dario, Cimperian Sonia, Neri Carmen, Bondi Maria.
  • 9 ottobre 1944: ufficiali e militari tedeschi prelevano ingenti quantità di scarpe civili dalla fabbrica Battistini e lasciano che il pubblico entri per asportare le rimanenti scarpe e altri utensili
  • 4 novembre 1944: a Ronco, attaccato un automezzo con mine a strappo; 22 soldati tedeschi uccisi
  • 5 novembre 1944: cinque partigiani sono sorpresi dai tedeschi a dissotterrare delle munizioni vicino al calzaturificio Zanotti in via Oberdan, Pino Maroni comandante del 2 distaccamento GAP apre il fuoco per consentire ai compagni la fuga e resta ucciso
  • 8 novembre 1944: gli anglo-americani bombardano intensamente Forlì da terra e dal cielo;
    A casa Merlina in frazione Vecchiazzano militari tedeschi della 2 Compagnia del 1 battaglione dell’ 870° Reggimento Granatieri uccidono 9 contadini e li gettano nel pozzo: Giulio Verità, Fregnani Angelo, Lodolini Alfredo, Benedetti Giuseppe, Benedetti Pasquale, Benedetti Leopoldo, Benedetti Antonio, Benedetti Francesco, Benedetti Romano
  • 9 novembre 1944:  i tedeschi fanno saltare la torretta del palazzo degli uffici statali in piazza Saffi, la torre dell'orologio che crollando distrugge il teatro comunale, il campanile del duomo;
    i gappisti con una fascia tricolore al braccio attaccano le retroguardie tedesche in ritirata, occupano gli edifici e liberano la città.
    Il Comando Piazza del Comitato di Liberazione con un manifesto avvisa i forlivesi di assumere tutti i poteri per ciò che riguarda l'ordine pubblico;
    alle 9 giungono le truppe alleate