Il monastero di Camaldoli è un complesso monastico benedettino situato nel comune di Poppi (Arezzo), territorio compreso all’interno del  Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, vicinissimo al confine amministrativo tra la provincia toscana di Arezzo e quella romagnola di Forlì-Cesena.

La comunità monastica di Camaldoli, fondata mille anni fa da San Romualdo, è una comunità di monaci benedettini articolata sin dalle origini in due strutture differenti ma unite: un eremo e un cenobio (monastero). Il monastero si trova a circa 815 metri d’altitudine mentre l’eremo è situato a 1104 metri s.l.m., nel folto della foresta.

Camaldoli coniuga tradizionalmente la dimensione comunitaria e quella solitaria della vita del monaco, aggiungendovi la tradizione irlandese dei monaci pellegrini o evangelizzatori itineranti, fondatori di varie comunità. Camaldoli non rappresenta solamente un centro di vita religiosa, ma ha svolto la funzione di “mercato” per la zona del bacino del Bidente dalla sua fondazione fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Quando l’avanzata del fronte coinvolse direttamente Camaldoli, l’azione dei monaci si caratterizzò in una “neutralità attiva”: animati da carità evangelica, i benedettini di Camaldoli offrirono aiuto a centinaia di uomini e donne, senza discriminazioni politiche o razziali. Presso il Monastero e l’Eremo trovarono protezione e rifugio famiglie dei paesi vicini, sfollati, disertori e renitenti alla leva, partigiani ed ex prigionieri di guerra alleati.

Tra i primi ad essere accolti vi furono i generali inglesi del gruppo di Philip Neame, i quali, dopo aver raggiunto Arezzo in treno ed essere rimasti nascosti fra le vigne fuori città, l’11 settembre 1943 furono caricati su due autobus guidati da ufficiali di polizia in borghese e  accompagnati al Monastero. Gli 11 generali e i 14 soldati provenienti da Vincigliata furono ospitati nella foresteria di Camaldoli per quattro giorni, poi, per timore che venissero scoperti, furono divisi in gruppi e dispersi in piccole e quasi inaccessibili località dell’Alta Valle del Bidente. Il 18 settembre 1943, infatti, il direttore della polizia di Arezzo aveva riferito al priore dell’Eremo Pierdamiano Buffardini che il comando tedesco era informato circa la presenza  di militari inglesi presso Camaldoli. In questa fase ai prigionieri di guerra di Vincigliata si aggiunsero altri 11 soldati, probabilmente prigionieri britannici provenienti dal campo di Villa Ascensione (P.G. n. 038 di Poppi).

A fungere da collegamento fra l’Eremo di Camaldoli e le famiglie contadine dell’Alta Valle del Bidente fu il camaldolese Padre Leone Checcacci, instancabile camminatore e conoscitore della zona e uomo benvoluto da tutti. L’attività svolta da Padre Leone Checcacci, che assicurava anche il contributo economico dell’Eremo alle famiglie di coloni che ospitarono i soldati inglesi, arrivò alla conoscenza dei tedeschi e il padre camaldolese fu costretto a lasciare il Monastero; diventerà cappellano militare del Corpo di Liberazione Nazionale.

Il tenente generale Neame descrive il Priore Buffardini come un uomo estremamente coraggioso e generoso, con una grande influenza su tutta la regione montana circostante, fatto che garantì ai militari alleati accesso libero e sicuro in tutta la zona. Forte era la sua avversione nei confronti dei tedeschi e si dimostrò risoluto e senza timori anche a fronte delle frequenti minacce e incursioni di fascisti e nazisti. Durante la permanenza presso Camaldoli Neame rilasciò un attestato di benemerenza al Priore generale in cui è attestato l’aiuto ricevuto dai monaci camaldolesi.