La romagna toscana

La romagna toscana

Per Romagna toscana si intende quella zona di confine tra Emilia-Romagna e Toscana che comprendeva i Comuni di Bagno di Romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano, Terra del Sole, Castrocaro, Tredozio, Verghereto, Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul Senio. Compresa nell’Appennino tosco-romagnolo e storicamente sotto il dominio di Firenze, questa zona ha sviluppato nel tempo delle specificità proprie, sia a livello linguistico che culturale. Come tutte le zone di confine ha subito una commistione di tradizioni e caratteristiche provenienti dalle zone che la circondano, maturando un carattere proprio non ascrivibile né alla tradizione romagnola né a quella toscana.
Il territorio fu controllato dal Granducato di Toscana fino all’Unità d’Italia, poi dalla Provincia di Firenze e, a partire dal 1923, dalla Provincia di Forlì.

Uno degli elementi più forti della propaganda fascista dei primi anni di Regime fu quello del modello mitico dell’Impero Romano: Benito Mussolini si presentò come erede degli antichi fasti e come guida del nuovo Impero. Per legittimare la sua vicinanza ideale alla città eterna, capitale dell’Impero romano e fascista, Mussolini – predappiese – decise di voler vantare nella propria zona natale le sorgenti del Tevere, il fiume di Roma. Ci riuscì con l’emanazione di un decreto nel marzo 1923, con il quale sancì la modifica ai confini regionali relativa al Circondario di Rocca San Casciano: gli 11 Comuni del circondario si unirono e passarono sotto il controllo provinciale di Forlì.

La Romagna toscana non è mai stata una regione autonoma dal punto di vista amministrativo, e i suoi confini hanno per secoli rispecchiato la frammentazione territoriale e politica. La Romagna confinava con il Ducato Estense, le Legazioni dello Stato Pontificio (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì) e il Granducato di Toscana. Studi sulle caratteristiche etnografiche e antropologiche della regione furono portati avanti da alcuni intellettuali tra l’Ottocento e il Novecento.

Nel corso dei secoli c’è stata una commistione tra cultura romagnola e influenze politiche, culturali e artistiche fiorentine; i segni di questa influenza sono visibili nell’architettura e nello stesso paesaggio agrario.

Il territorio della Romagna-toscana ha sempre avuto un’economia prevalentemente agricola e, in misura minore, di allevamento.   
Il paesaggio tosco-romagnolo, così come le consuetudini agricole, non hanno subito nei secoli grandi variazioni. Nel Novecento le famiglie contadine portavano avanti un’economia di autosussistenza basata sulla rotazione delle colture. L’isolamento in cui vivevano i contadini dell’Appennino veniva interrotto soltanto in occasione delle fiere, dei mercati o delle feste religione in città.
A partire dal secondo dopoguerra si è assistito ad un progressivo abbandono dei poderi; con la meccanizzazione dei mezzi produttivi agricoli il lavoro umano è spesso risultato eccessivo rispetto alle necessità, e molte famiglie si sono trasferite nelle città.