Santa Sofia  (257 metri s.l.m.) è il centro più importante dell’alta valle del fiume Bidente ed appartiene alla fascia territoriale della Romagna Toscana (link). Fino al 1923 era parte integrante della provincia di Firenze, in Toscana, e oggi appartiene, invece, alla provincia di Forlì-Cesena. Il comune si trova all’interno del parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; attorno a Campigna vi sono le foreste un tempo utilizzate dal granducato di Toscana come riserva di legname per la fabbrica del duomo di Firenze e le flotte granducali, oggi sono invece rinomate per gli itinerari escursionistici. Nel 2017 la popolazione era di 4.117 abitanti.

Fino agli anni Quaranta del Novecento l’economia tipica della zona era basata sull’allevamento, l’agricoltura e l’utilizzo del bosco e la popolazione ammontava a circa 8.000 unità. Durante la seconda guerra mondiale il territorio fu attraversato dalla Linea Gotica e, a partire dall’autunno del 1943, unità dell’ 8a Brigata Garibaldi Romagna operarono nella zona di Santa Sofia. Nel nevoso inverno del 1944 i partigiani che si mossero dalle zone di Pian del Grado crearono un Distretto a Corniolo, ovvero una “zona libera” in cui il normale svolgimento della vita fu garantito agli abitanti. Dopo il passaggio dell’inverno, quando la posizione non poteva più essere tenuta, i partigiani si mossero in direzione di Strabatenza.

Imponenti, in tutto il territorio, furono le operazioni di rastrellamento, le battaglie e le uccisioni; nel corso del grande rastrellamento dell’aprile del 1944 persero la vita 123 partigiani in azioni di combattimento e fucilazioni collettive. Poco fuori l’abitato di Santa Sofia, sulla sinistra, è possibile vedere un masso di granito con scolpiti i nomi di sei partigiani fucilati nell’aprile 1944.

Fra le località più colpite vi fu Biserno, piccola località montana ove i rastrellamenti si verificarono con cadenza mensile dall’aprile all’ottobre del 1944. Circa un chilometro oltre l’abitato si trova “la croce” nei pressi della quale una lapide ricorda i nomi dei dodici partigiani caduti il 12 aprile 1944. Poco oltre una bacheca segnala l’inizio del “Sentiero della libertà” , che giunge a San Paolo in Alpe per poi proseguire fino a Pian del Grado. Lungo il percorso, situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, bacheche e cartelli narrano gli eventi del tragico aprile.

Tutta la popolazione civile di Santa Sofia pagò un notevole tributo di sangue, fino alla Liberazione avvenuta nell'ottobre del 1944, grazie alla forze partigiane, alle truppe polacche e inglesi. 

Presso la frazione di Spinello trovarono rifugio numerosi ex prigionieri di guerra alleati e, in particolare, alcuni degli alti ufficiali inglesi evasi dal campo di prigionia di Vincigliata, vicino Firenze. La seconda importante spedizione organizzata dalla “trafila” romagnola vede, infatti,  la partenza da Spinello il 13 marzo del 1944, il passaggio per Pereto (RN),  Peglio, Piobbico,  Palcano e Serra Sant’Abbondio (Pesaro), Serra San Quirico e Cupramontana (Ancona) e poi lungo la foce del fiume Tenna fino all’imbarco a Torre di Palme (Fermo) il 9 maggio del 1944. Facevano parte di questo gruppo di ex prigionieri di guerra i generali brigadieri John Coombe, Rudolph Vaughan, Joseph Todhunter, i capitani John Kerints (irlandese) e Guy Ruggles-Brise; i tenenti Jack Reiter (americano) e Dan Earl of Ranfurly.  A fare loro da guida lungo il percorso furono gli antifascisti forlivesi Giorgio Bazzocchi e Arturo Spazzoli; entrambi rientrano in Romagna con missioni volte al collegamento fra partigiani e comandi alleati. Arturo Spazzoli fu impiccato in Piazza Saffi a Forlì unitamente ai compagni della Brigata Corbari Silvio Corbari, Iris Versari e Adriano Casadei il 18 agosto 1944. Il generale Todhunter tornò a Santa Sofia nel dicembre 1944 a salutare le famiglie che lo avevano aiutato fino a nove mesi prima. Nelle lettere alla moglie descrive questa sua visita e di come, con il padre camaldolese Leone Checcacci, arrivò fino alla Seghettina immersa nella neve, per portare alle famiglie che avevano ospitato lui e i suoi compagni giocattoli, sigarette e lamette da barba.

Famiglie che hanno ospitato ex prigionieri di guerra

Spinello

Presso il podere Ciscolina Dolfo Gigi svolse il ruolo di guida per gli ex prigionieri alleati. In questa località un capitano inglese e un pilota americano restarono nascosti per tre mesi. Di loro si presero cura Renato Spazzoli (fratello di Tonino Spazzoli) e la moglie, provenienti da Forlì.

Presso l’abitazione di Bovicelli Luigi trovarono rifugio l’aviatore americano Reiter, il capitano inglese Chering e generali e soldati del I, II e III gruppo provenienti da Vincigliata. La casa funzionò da base per il vitto e l’alloggio di gran parte degli ex prigionieri di guerra provenienti da Vincigliata e in particolare del II gruppo di generali che partì i 13 marzo 1944 da Spinello alla volta della provincia di Fermo, con imbarco a Torre di Palme. Bovicelli Luigi era la guida che accompagnava gli ex prigionieri da Spinello a Pereto (Sant’Agata Feltria).

Pian del Grado

Don Giovanni Angeletti, parroco della chiesa di Celle a Pian del Grado, ospitò numerosi soldati alleati fornendo loro vitto e alloggio e accompagnandoli per alcuni tratti di strada verso le zone dove si trovavano i comitati di assistenza. Costretto a sfollare, dopo la Liberazione trovò la sua chiesa e l’abitazione completamente svaligiate.

Presso il podere Collinaccia (Spescia) Severi Giuseppe ospitò 1 tenente inglese di nome “Fred”  (forse il tenente Fred Harris) per un mese presso la propria abitazione. Il tenente era ferito ad una gamba e fu curato dal medico condotto.Una volta guarito proseguì per Poggio alla Lastra dove raggiunse alcuni compagni e fu aiutato a proseguire dai partigiani locali.

Castellucci Stefano presso la sua abitazione in via S. Martino 46 ospitò 3 ex prigionieri inglesi, 1  capitano e 2 tenenti. La sua famiglia subì una completa razzia di indumenti, masserizie e bestiame da parte dei tedeschi. Collinelli Quinto, residente in via San Martino 10, ospitò 5 alti ufficiali inglesi. Sempre in via San Martino, al civico 1, Olivi Ferdinando ospitò 1 soldato per una notte.