Santarcangelo è un comune della provincia di Rimini in Emilia-Romagna. Conta 21 899 abitanti e si trova a circa 13 km dal mare.

Colonia romana, si sviluppò a livello urbanistico in periodo medievale, estendendosi intorno alla rocca malatestiana che si erge sul colle di Giove. Fatta eccezione della parentesi napoleonica, Santarcangelo rimase sotto il dominio pontificio fino all’Unità d’Italia.

La presenza nell’ospedale cittadino di un medico di grande valore, socialista e indomito antifascista, consentì di aiutare diversi ebrei perseguitati dalla legislazione antisemita fascista.

Achille Franchini nacque a Cesena nel 1870, da famiglia di tradizioni repubblicane. All’Università di Bologna, alla scuola del Prof. Augusto Murri, si “convertì” al socialismo, rimanendovi fedele per tutta la sua lunga vita (†1966). Dal 1902 al 1940 lavorò come chirurgo (primario dal 1911) presso l’ospedale civile di Santarcangelo di Romagna (RN), conquistandosi la stima, la fiducia e l’affetto di tutti per le sue doti professionali ed umane.

Coerentemente con la propria indole altruista e i propri ideali etici prima ancora che politici, si prodigò per i più indifesi, che, dal 1938, almeno in Italia, erano diventati gli ebrei.

Egli, però, per tutta la vita mantenne un riserbo assoluto sul ruolo che egli ebbe in queste vicende, convinto di aver fatto solo il proprio dovere e non cercando benemerenze, ma ne abbiamo una singolare e disinteressata testimonianza da un protagonista diretto, don Odo Contestabile, frate dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Monte di Cesena. In una sua memoria scritta in francese e depositata presso l’Archivio del Dipartimento dei Giusti a Gerusalemme, questi ricostruisce i due viaggi che fece tra il novembre e il dicembre del 1943 verso la Svizzera per mettere in salvo due famiglie ebree (Lerher e Mondolfo). In particolare per il primo ricorda che la famiglia faceva parte di «un gruppo di una trentina di persone, oriunde la maggior parte della Romania, le quali a principio si erano fermate a Zagabria, quindi a Rovigo e in ultimo si erano disseminate nei dintorni di Cesena, sotto la protezione del Prof. Franchini, [… che] aveva collocato una famiglia di romeni, genitori e due bambine, rispettivamente di nove e sette anni, Beatrice ed Enrica, nella Casa di Cura del Dott. Bisulli» a Cesena, dove egli si recava due volte la settimana per assistere agli interventi del giovane collega.

Verosimilmente è Franchini che nel gennaio 1944 ricovera per tre settimane nell’ospedale di Santarcangelo Joseph Konforti, affetto da una grave infezione, che viveva nascosto nelle campagne di San Mauro insieme ad altri 33 ebrei slavi (il nome di Giacomini, riferito in una memoria scritta di Konforti e riportato a cascata da altre fonti, è verosimilmente un errore).

Un’altra testimonianza ci viene da Orsolina Dellamore, nipote di Emma Jacchia un’ebrea di Cesena, che, alla fine del 1943, si era resa irreperibile alla polizia fascista trovando rifugio in un primo tempo presso l’ospedale di Santarcangelo dal professor Franchini e successivamente accolta dal parroco di San Tommaso, nelle vicinanze di Cesena, dove si trattenne fino al passaggio del fronte. La signora Orsolina ha ricordato che, quando in quei giorni faceva visita alla zia nell’ospedale di Santarcangelo dove quella era ricoverata per una falsa infermità alle gambe, la donna chiese a lei, nipotina cattolica, di insegnarle il Padre nostro per non insospettire nessuno al momento delle recite comuni delle preghiere.