Le stragi compiute sull'Appennino tosco-romagnolo tra la primavera e l'autunno del 1944, per quanto diversificate fra di loro, si inseriscono nel medesimo contesto di costante violenza dei soldati nazisti e fascisti nei confronti della popolazione civile. Il clima di terrore in cui erano immersi i civili, minacciati da rappresaglie, arresti, torture e deportazioni fu uno strumento utilizzato su tutto il territorio nazionale durante i mesi dell'occupazione tedesca; fu particolarmente intenso nei territori limitrofi alla Linea Gotica e si materializzò in numerose stragi ed eccidi, perpetrati tanto da reparti interamente tedeschi (Wehrmacht e Reichsfuhrer-SS) quanto da gruppi militari e di polizia italiani, che spesso avviarono autonomamente azioni di rastrellamento e rappresaglia. Questa strategia attuata principalmente per scongiurare e contrastare la diffusione del sostegno popolare ai partigiani è stata definita dagli storici “guerra ai civili”.

"L'Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia", progetto promosso dall'Insmli e dall'Anpi e realizzato grazie al finanziamento del governo della Repubblica federale di Germania, consultabile all'indirizzo http://www.straginazifasciste.it/, frutto di anni di ricerca, consente di conoscere nel dettaglio gli episodi di violenza perpetrati dall'esercito tedesco in Italia negli anni 1943 - 1944.

La ricerca ha confermato, anzi rafforzato, il triste primato italiano fra i paesi dell'Europa occidentale, per il più alto numero di vittime civili per stragi commesse dalle truppe tedesche e fasciste: 23.662. Quasi la metà delle vittime 9.887, risiedeva nelle Marche (690), Toscana (4.445) e Emilia Romagna (4.752) regioni interessate dalla Linea Gotica.

Già nell'aprile del 1944 l'area della Gotica fu sottoposta ad un "grande rastrellamento" con stragi a Fragheto (PU) e in Toscana: Vaglia, San Godenzo, Partina, Moscaio, Badia Prataglia, Vallucciole e altre località con oltre 250 civili uccisi. Nel forlivese la violenza nazista e fascista colpì i giovani renitenti arruolatisi da pochi giorni fra i partigiani e per la gran parte disarmati. Un’indagine dell'Istituto per la Storia della Resistenza e Età Contemporanea di Forlì - Cesena ne ha censiti 123.

Nel mese di giugno si intensificò l'azione delle SS (Schutzstaffel), della SD (Sicherheitsdienst) e di reparti speciali tedeschi e fascisti per la messa in sicurezza della Linea Gotica. Furono questi reparti i protagonisti della "guerra ai civili" e della distruzione di intere popolazioni e località i cui nomi sono entrati a far parte della memoria civile degli italiani: Civitella Val di Chiana, Padule di Fucecchio, Sant'Anna di Stazzema, Cibeno, Tavolicci, Passo del Carnaio, Ronchidoso, Lizzano, Ponte degli Allocchi, la Certosa di Farneta, Marzabotto ed altre migliaia di località. Dall'8 settembre  1943 al 25 aprile 1945 sono stati 5.626 gli episodi di violenza contro i civili. Le stragi furono perpetrate con diverse motivazioni: le più ricorrenti furono quelle commesse durante i rastrellamenti per terrorizzare, derubare, punire, altre ebbero per motivazione la rappresaglia, le più spietate si proponevano di desertificare il territorio per garantire sicurezza alle truppe, altre erano connesse all'odio razziale e alla violenza di genere, e spesso esprimevano il desiderio di vendetta dei soldati tedeschi contro gli italiani che l'8 settembre avevano “tradito” l'alleato tedesco per schierarsi con gli Alleati. Spesso le motivazioni si sommavano.    

Per esplicitare ulteriormente i meccanismi della guerra ai civili facciamo riferimento alla provincia di Forlì. Nel mese di giugno giunse nel capoluogo parte del distaccamento della Sicherheitsdienst che aveva operato in via Tasso a Roma, responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine, seguito dopo pochi giorni dal 4° battaglione di volontari della polizia italo-tedesca, dal battaglione IX Settembre e da un battaglione di SS italiane. Questi "reparti speciali" erano formati da pochi ufficiali tedeschi e da numerosi militi fascisti. Queste truppe si acquartierarono nelle principali vallate. Numericamente erano oltre un migliaio di uomini, e si affiancarono a quelli già presenti sul territorio, battaglione Venezia Giulia, gendarmeria tedesca, Guardia del Duce, brigate nere, tutti impegnati nella sicurezza dei lavori sulla Linea Gotica. Quotidianamente agivano alla ricerca di renitenti, disertori, ex prigionieri ed ebrei, e si riunivano quando dovevano condurre azioni di rastrellamento contro i partigiani. È a queste truppe che vanno imputate le stragi più numerose ed efferate avvenute in Romagna nel periodo da giugno ad agosto del 1944. Nel corso di quest'ultimo mese lasciarono il territorio per Bologna e altre località dell'Alta Italia.

Nell'area giunsero allora i reparti della Wehrmacht, i rastrellamenti e la strategia del terrore non si arrestarono e funestarono la popolazione civile fino all'ultimo giorno di occupazione; l'8 novembre 1944, vigilia della liberazione di Forlì, nella frazione di Vecchiazzano furono uccisi e gettati nel pozzo della famiglia Benedetti nove uomini, sette dei quali erano della famiglia Benedetti.